La manifestazione
«Non date il canale alla Marina»
Enrico Pizzi
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SAN ROCCO. Il canale ha circa 500 posti barca Spondisti in assemblea: «Si uccide la piccola nautica»
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GROSSETO. Dopo undici anni di chiusura che ha tenuto lontana la piccola nautica dalle acque di Marina e dopo alcuni mesi di silenzio, si torna a parlare del Canale San Rocco e gli spondisti, se da una parte chiedono un'accelerata per quanto riguarda la realizzazione degli ormeggi, magari attraverso lo strumento delle concessioni in deroga per le opere di pubbliche o di pubblica utilità, tornano a contestare l'idea di mettere la gestione del canale in mano alla Marina di San Rocco, la società che ha realizzato e che gestisce il porto. La questione è stata affrontata nel corso di un incontro convocato, a Marina di Grosseto dall'associazione Riformiamo Grosseto, di cui fa parte il capogruppo socialista Giancarlo Tei, e all'incontro ha partecipato anche il consigliere comunale Amedeo Gabbrielli. «Un incontro soprattutto di ascolto» ha precisato il coordinatore dell'associazione, Marido Zampieri. A undici anni dalla sua chiusura, per consentire l'apertura dei cantieri per la costruzione del nuovo porto, infatti, il canale San Rocco, dove sarebbero previsti circa 500 ormeggi, resta una delle opere incompiute da parte del Comune. Né la precedente amministrazione, né l'attuale, sono riuscite a venirne a capo, nonostante proclami e annunci, nonostante ci sia la consapevolezza che quegli ormeggi rappresenterebbero uno sfogo importante per la piccolissima nautica e anche un'occasione per l'economia locale, dal momento che la sistemazione del canale San Rocco consentirebbe alle imbarcazioni, anche a quelle ormeggiate nelle acque del porto, di raggiungere la zona artigianale di Marina, dove potrebbe svilupparsi un piccolo distretto della nautica. Per il momento, però, solo chiacchiere e, come ha sottolineato uno dei promotori del progetto per il porto, Roberto Vannini, che è stato il primo presidente del Circolo Nautico Maremma, ormai a Marina «barche, anche belle, ce ne sono, nel porto, ma tutti quelli che avevano la barchetta nel canale - ha detto - da anni ormai l'hanno dovuta tirare a secco, e ricoverare in campagna, nel giardino o da qualche amico. È scomparsa - ha detto - la nautica dei poveri». Luciano Bragagni, uno degli spondisti storici del San Rocco e esponente del coordinamento degli spondisti, ha lanciato al Comune la proposta di inserire la realizzazione degli ormeggi tra le opere che potrebbero ottenere una concessione in deroga, come è stato fatto, per esempio, per l'hotel Airone. Una proposta che Zampieri ha giudicato interessante. Ma lo scoglio più grosso - ed è emerso un po' da tutti gli interventi - non è quello della realizzazione degli ormeggi nel canale, ma la gestione. Gli spondisti storici del San Rocco contestano che il Comune abbia previsto di affidarla alla stessa società che ha realizzato e gestisce il Porto, al Marina di San Rocco. Il timore è che gli stessi criteri di gestione applicati al porto facciano lievitare le spese anche per il canale, mettendole fuori dalla portata della nautica minore, quella locale. «Noi - ha detto Bragagni - vogliamo partecipare alla gestione - ha detto Bragagni - non crediamo di chiedere la luna».
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