Sicurezza
La Provincia segnala irregolarità alla Procura. E la società che gestisce gli impianti smobilita
Nove licenziamenti sotto l'albero
Claudio Bellumori
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I DIPENDENTI di Enerambiente all’impianto di TorbaChiude la discarica del Tafone: dal 15 dicembre dipendenti a casa
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MANCIANO. Nove lavoratori. Persone che portano a casa "la pagnotta" e che dal 15 dicembre si troveranno davanti a un punto interrogativo pesante come un macigno: "Che ne sarà del nostro futuro?". Loro sono i dipendenti di Enerambiente spa, ditta che gestisce la stazione di trasferimento di rifiuti di Torba (in territorio comunale di Orbetello) e la discarica del Tafone, a Manciano. Quest'ultima è stata chiusa lunedì. L'indagine sul centro di riferimento per triturazione e stoccaggio nella zona sud inizia al termine di un sopralluogo eseguito un paio di mesi fa da Arpat e Forestale. Nel mirino degli inquirenti, sembra, un terrapieno dove vengono stoccati i rifiuti. Secondo quanto trapela dalle indagini, alla base dell'inchiesta ci sarebbe il crollo parziale della struttura che non riparata a dovere avrebbe innescato una perdita di rifiuti triturati verso l'esterno della discarica. Nel dettaglio sarebbero state evidenziate tracce di percolato, un refluo con un tenore più o meno elevato di inquinanti, a seconda dei rifiuti, vicino ai due torrenti che costeggiano la zona. Così giovedì scorso la Provincia ha comunicato alla Procura la notizia di reato per "gravi irregolarità nella gestione della discarica del Tafone" e ha diffidato la ditta che gestisce l'impianto di eseguire i lavori per la messa in sicurezza e il ripristino ambientale del sito. Sulla barca in panne, adesso, ci sono gli operai della Enerambiente, ditta che serve i Comuni di Manciano, Orbetello, Monte Argentario, Capalbio, Magliano e Isola del Giglio. «Il 29 novembre - ricordano gli operai - la discarica del Tafone è stata chiusa e dopo due giorni anche la stazione di trasferenza di Torba. A causa di questa decisione ci siamo visti anticipare via mail le lettere di cessazione del rapporto di lavoro a partire dal 15 dicembre per conclusione d'attività». Un pugno allo stomaco. «Siamo rimasti sbigottiti - continuano - anche perché nel caso di subentro di un'altra ditta al posto di Enerambiente mentre noi siamo ancora assunti, saremmo automaticamente incorporati dalla nuova ditta; ma se la situazione rimanesse tale, che fine faremmo dopo il 15 di dicembre?». E lo sfogo non si placa, anzi, come innescato da una miccia, corre inesorabile: «Siamo 9 dipendenti. Di questi un'impiegata e un capo cantiere (moglie e marito con una figlia), quattro operai con un figlio ciascuno e un operaio con due figli». Con l'incertezza stampata nei volti i dipendenti di Enerambiente cominciano il loro girovagare tra i palazzi istituzionali. «Giovedì - rivelano - ci siamo recati a Manciano dove ci ha ricevuto il vicesindaco che non sapeva molto della vicenda. Comunque ci ha garantito che sarà data priorità ai noi lavoratori; poi abbiamo contattato la segretaria del presidente della Provincia Marras per prendere un appuntamento. Inoltre abbiamo inviato una lettera indirizzata a tutti i sindaci dei sei Comuni che serviamo, al presidente Marras e all'assessore provinciale Patrizia Siveri per informarli delle lettere di licenziamento invitandoli a incontrarci. A tal proposito ringraziamo il sindaco di Capalbio Luigi Bellumori che ci ha accolti in municipio. In più - dicono - abbiamo preso contatti con il segretario provinciale Fiom-Cgil Polvani che è disponibile a presenziare a nostra tutela a eventuali riunioni con gli enti. Ancora una volta - sbottano - quando ci sono dei contenziosi tra enti pubblici e privati che riguardano un tema molto complesso come la gestione dei rifiuti e delle discariche, a farne le spese sono i cittadini, nella fattispecie i lavoratori e persino i contribuenti. Perché ora i rifiuti dei sei Comuni vengono portati alla discarica di Cannicci di Paganico, con costi elevati che incideranno nelle loro tasche».
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