Il dolore
In 170 firmano contro l'Ascom
Francesca Ferri
A guidarli è Baldi: «Le parole di Regina ci offendono»
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GROSSETO. È guerra aperta, ormai, tra Ascom e una larga parte di commercianti grossetani. Nel giro di quattro giorni oltre 170 imprenditori in città si sono ammutinati contro il direttore Paolo Regina. E nel fuoco incrociato delle accuse tra la base, che chiede la testa del direttore, e lo stesso Regina, che grida al complotto, il "capo rivolta" esce finalmente allo scoperto. «Siamo sconcertati, sorpresi, allibiti, offesi dalle parole di Regina» scrive in una lettera aperta Giampaolo Baldi, dell'ottica Baldi Barry srl in via San Martino, promotore della raccolta di firme. Il documento gira in città da mercoledì scorso e contesta ad Ascom Confcommercio di non rappresentare le richieste e i bisogni dei commercianti. La bussola di Regina, infati, da più di un anno è fissa su una meta: far sì che a Grosseto i negozi possano rimanere aperti la domenica. La meta alla fine è stata raggiunta con un'ordinanza del sindaco ma molti negozianti continuano a essere contrari. Nessuna delle parti sembra voler arretrare di un passo. Regina, giovedì, ha definito i suoi associati «in buona fede ma disinformati da professionisti a cui i nostri successi danno noia». Ma l'analisi non è piaciuta ai secessionisti che rimandano le accuse al mittente. «Dirci che non siamo lungimiranti perché non vogliamo lavorare la domenica - scrive Baldi nella sua lettera - è un modo carino per darci dei fannulloni disinteressati delle nostre aziende. Ci considera ingenui creduloni manipolabili da chiunque, forse sciocchi se non addirittura stupidi. Direttore Regina, lei è un fantastico manipolatore». «Un piccolo commerciante che lavora la domenica non è lungimirante - prosegue Baldi - ma solo costretto da una politica di mercato che le associazioni come la sua non hanno ancora compreso». E aggiunge: «Ben venga il mercato competitivo ma con le regole». Le regole in vigore oggi - cioè 43 domeniche di shopping all'anno - piacciono alla grande distribuzione, cioè supermercati e centro commerciale. E proprio all'indomani dell'apertura dell'Aurelia Antica, e con lo spettro di altra concorrenza simile all'orizzonte, la questione dell'apertura domenicale selvaggia è riesplosa. A tranquillizzare i "piccoli" non è servita l'indagine di Ascom su aziende di medie dimensioni (100 addetti) secondo la quale star chiusi la domenica per un anno significa perdere 280mila euro di incasso. «Regina intende tutelare gli interessi delle attività che hanno in media 100 addetti? - si chiede Baldi - Spiace doverglielo dire: ha sbagliato poltrona sulla quale sedersi. I centri commerciali hanno già chi li rappresenta». Poco apprezzata è stata anche la proposta di Ascom di dividere la città in zone dove applicare in modo diverso la norma sulle aperture, vale a dire, negozi aperti in centro e chiusi in periferia. La proposta è definita «sconcertante». «Chi vuole prendere in giro, manipolare, lisciare? Se lo lasci dire: è fuori strada». Cosa succederà se non si arriva a una soluzione? Che i commercianti vogliano organizzarsi da soli, magari con un consorzio? «Per ora l'idea non ci interessa - spiega Baldi - ma, visto il successo, non ci fermiamo alle aperture domenicali. Oggi ci battiamo per questo, un domani per altri interessi». Una cosa è certa: «Non c'è nessun complotto - conclude Baldi - è solo una raccolta di firme per chiedere di attuare la legge regionale toscana». Spetta ora al direttore decidere se continuare a vestire i panni di "rappresentante" o indossare quelli di "condottiero". In questo caso, però, la ciurma non sembra intenzionata a seguirlo.
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