La manifestazione
Il direttore Regina replica alle decine di associati che firmano il documento di protesta
L'Ascom sospetta il complotto
Francesca Ferri
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FAI CENTRO Qui a fianco vetrine illuminate A destra il nuovo marchio per il rilancioNegozianti furiosi sulle domeniche? «Qualcuno vuole screditarci»
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GROSSETO. «C'è una strategia per screditare l'Ascom, costruita su una campagna di disinformazione fatta da professionisti, agenti di qualcosa o di qualcuno a cui la visibilità e i successi della nostra associazione danno noia». Risponde così Paolo Regina, direttore della Ascom Confcommercio, a oltre cento negozianti "secessionisti". Imprenditori del centro storico che due giorni fa hanno sottoscritto una dichiarazione di intenti in polemica con i vertici dell'associazione e minacciano di dissociarsi. I commercianti lamentano di non sentirsi rappresentati nella questione delle aperture domenicali, che a loro non piacciono ma che Ascom ha sempre sostenuto.
La sua linea è quella di lasciare massima libertà di scelta di aprire o meno e si è sempre battuta per far approvare al Comune un'ordinanza che, in deroga alla legge regionale che impone la chiusura nei festivi, permetta invece di stare aperti. E proprio sul termine "permettere" nasce tutto il patatrac. Per molti piccoli commercianti, infatti, quel permesso è vissuto come un obbligo. La domenica è un giorno d'oro per le vendite e rimanere chiusi vuol dire vedersi soffiare ingenti guadagni. Ma i negozi a conduzione familiare non hanno personale sufficiente per fare le turnazioni e, per rimanere a lavoro - spiegano - devono sacrificare la famiglia. Ora, con il centro commerciale al Casalone, le preoccupazioni raddoppiano. «Ma quel che c'è scritto sul volantino è falso - ribatte un furibondo Regina - e i commercianti sono stati informati male. Credo nella loro buona fede, ma sappiano che non abbiamo mai parlato di apertura per 52 domeniche, ma semmai di "facoltà di aprire". Se poi vogliono chiudere la domenica, per Ascom non è un problema, noi non obblighiamo nessuno. Diciamo solo che aprire è una strategia commerciale».
La battaglia pro shopping la domenica combattuta da Ascom per un anno forse non è stata capita, ma di malumori ne ha creati. E nonostante il coro di "no" dei propri associati, il direttore non abbandona la linea. «Viviamo nel libero mercato - spiega Regina - e non si può imporre di rimanere chiusi. In questo modo la gente va a fare acquisti fuori città». Negozianti, dunque, poco lungimiranti nel ritratto che ne fa la loro associazione, e poco informati. «Lo scorso mese abbiamo fatto due riunioni, ma si sono presentati solo in 50 (sono 4mila gli associati Ascom in tutta la provincia, ndc). Se venissero alle riunioni, saprebbero che le nostre manifestazioni in tre anni hanno portato a Grosseto 400mila persone, cioè 400mila potenziali clienti per i negozi. Questi successi e questa visibilità evidentemente danno noia a qualcuno». Di contro, Regina porta dati. «Ascom ha fatto un'indagine su 14 medie aziende con 1.400 addetti in tutto.
Rimanere chiusi la domenica per un intero anno - spiega - significa perdere 280mila euro. Ce lo possiamo permettere in tempi di crisi?». Eppure un piccolo passo indietro il direttore sembra averlo già fatto. «Mercoledì scorso - spiega Regina - abbiamo presentato una proposta in Comune per rivedere l'assetto commerciale della città». La proposta ha del sensazionale perché, se accolta, potrebbe far chiudere il centro commerciale per molte più domeniche all'anno rispetto al resto della città, vanificando le speranze di tanti patiti dello shopping. «Pensiamo di dividere la città in zone - spiega Regina - dove le aperture domenicali abbiano regolamentazioni differenti. Il centro è zona turistica ed è giusto lasciare più ampia facoltà di apertura. Diverso è in periferia, compreso il centro commerciale al Casalone. Non è zona turistica e la domenica può rimanere chiuso più spesso». La proposta sarà valutata insieme alle altre associazioni, al Comune, ai sindacati e a tutti i soggetti coinvolti. Chissà, questa volta, chi sarà il prossimo a storcere il naso.
La sua linea è quella di lasciare massima libertà di scelta di aprire o meno e si è sempre battuta per far approvare al Comune un'ordinanza che, in deroga alla legge regionale che impone la chiusura nei festivi, permetta invece di stare aperti. E proprio sul termine "permettere" nasce tutto il patatrac. Per molti piccoli commercianti, infatti, quel permesso è vissuto come un obbligo. La domenica è un giorno d'oro per le vendite e rimanere chiusi vuol dire vedersi soffiare ingenti guadagni. Ma i negozi a conduzione familiare non hanno personale sufficiente per fare le turnazioni e, per rimanere a lavoro - spiegano - devono sacrificare la famiglia. Ora, con il centro commerciale al Casalone, le preoccupazioni raddoppiano. «Ma quel che c'è scritto sul volantino è falso - ribatte un furibondo Regina - e i commercianti sono stati informati male. Credo nella loro buona fede, ma sappiano che non abbiamo mai parlato di apertura per 52 domeniche, ma semmai di "facoltà di aprire". Se poi vogliono chiudere la domenica, per Ascom non è un problema, noi non obblighiamo nessuno. Diciamo solo che aprire è una strategia commerciale».
La battaglia pro shopping la domenica combattuta da Ascom per un anno forse non è stata capita, ma di malumori ne ha creati. E nonostante il coro di "no" dei propri associati, il direttore non abbandona la linea. «Viviamo nel libero mercato - spiega Regina - e non si può imporre di rimanere chiusi. In questo modo la gente va a fare acquisti fuori città». Negozianti, dunque, poco lungimiranti nel ritratto che ne fa la loro associazione, e poco informati. «Lo scorso mese abbiamo fatto due riunioni, ma si sono presentati solo in 50 (sono 4mila gli associati Ascom in tutta la provincia, ndc). Se venissero alle riunioni, saprebbero che le nostre manifestazioni in tre anni hanno portato a Grosseto 400mila persone, cioè 400mila potenziali clienti per i negozi. Questi successi e questa visibilità evidentemente danno noia a qualcuno». Di contro, Regina porta dati. «Ascom ha fatto un'indagine su 14 medie aziende con 1.400 addetti in tutto.
Rimanere chiusi la domenica per un intero anno - spiega - significa perdere 280mila euro. Ce lo possiamo permettere in tempi di crisi?». Eppure un piccolo passo indietro il direttore sembra averlo già fatto. «Mercoledì scorso - spiega Regina - abbiamo presentato una proposta in Comune per rivedere l'assetto commerciale della città». La proposta ha del sensazionale perché, se accolta, potrebbe far chiudere il centro commerciale per molte più domeniche all'anno rispetto al resto della città, vanificando le speranze di tanti patiti dello shopping. «Pensiamo di dividere la città in zone - spiega Regina - dove le aperture domenicali abbiano regolamentazioni differenti. Il centro è zona turistica ed è giusto lasciare più ampia facoltà di apertura. Diverso è in periferia, compreso il centro commerciale al Casalone. Non è zona turistica e la domenica può rimanere chiuso più spesso». La proposta sarà valutata insieme alle altre associazioni, al Comune, ai sindacati e a tutti i soggetti coinvolti. Chissà, questa volta, chi sarà il prossimo a storcere il naso.
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