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Canone di depurazione Arrivano i rimborsi e gli aumenti in bolletta
Elisabetta Giorgi
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GROSSETO. Togli da una parte e restituisci dall'altra. Da gennaio Acquedotto del Fiora dovrà restituire in bolletta quasi 5 milioni di euro agli utenti che non hanno il servizio di depurazione, ma per far ciò dovrà compensare aumentando le tariffe ai contribuenti "depurati" (circa 120 mila in provincia di Grosseto, tra cui il capoluogo). Il meccanismo scatterà in tutto il territorio di riferimento di Ato 6, che comprende le province di Grosseto e Siena, fino al 2014. Il tutto - spiega Moreno Periccioli, presidente di Ato 6 - è il risultato di una combinazione di fattori, che a partire da una sentenza della Corte Costituzionale del 2008 sono culminati nell'ultima riunione dell'Ato, lunedì scorso. «Preso atto della sentenza della Corte abbiamo e di altri interventi normativi successivi - spiega Periccioli - abbiamo deciso all'unanimità di procedere al rimborso per gli utenti non depurati», per un totale di 4 milioni e 821 mila euro, mentre sul fronte opposto ci sarà un aumento in bolletta. Una lunga querelle, quella del canone di depurazione. Una tariffa considerata illegittima dalla Corte Costituzionale, che nel 2008 ha affermato il principio che chi non ha il servizio di depurazione non deve pagare la quota parte di tariffa che fa riferimento a quel costo. Periccioli la definì «una sentenza sbagliata, perché rompe quel "principio di solidarietà" affermato dalla legge Galli, e cioè che indipendentemente da chi ha il servizio e chi no, tutti devono pagare la stessa tariffa affinché si realizzino gli impianti dove non ci sono. Rompendo questo principio, molti piccoli comuni potrebbero trovarsi a pagare cifre molto alte, per costruirsi da soli l'impianto». La legge intervenuta un anno dopo, ricorda Periccioli, ha stabilito che si desse luogo al rimborso come stabilito dalla corte, accollando parte dei costi agli utenti di quei comuni dov'è in corso di realizzazione l'impianto». Il decreto ministeriale del febbraio 2010 ha poi specificato che «per recuperare le somme da rimborsare è prevista una revisione straordinaria della tariffa a carico dei soli utenti depurati». Un «balzello dovuto», secondo l'Ato 6, «affinché gli oneri derivanti dall'obbligo di restituzione non rechino pregiudizio ai costi di investimento e di esercizio per realizzare il piano d'ambito». Per far questo sarà necessario maggiorare la tariffa a chi il depuratore ce l'ha. Con le bollette dal 2011 a 2014 gli utenti, in sostanza, saranno divisi in tre categorie: quelli che hanno il servizio completo (acqua, fognature e depurazione, costo medio 0,39 euro al metro cubo in più da pagare, per circa 120 mila utenti maremmani); quelli che non hanno né fognature né depurazione (nessun costo in bolletta), e quelli che hanno gli impianti di depurazione in corso di realizzazione (Arcidosso, Cinigiano, Civitella, Gavorrano, Manciano, Montieri, Roccastrada e Scansano). Ma cosa accadrebbe se anche dopo il termine previsto per legge per la restituzione, si continuasse ad applicare quanto previsto dalla legge, cioè che i non depurati si facciano carico dei costi del "proprio" impianto fino alla messa in esercizio? Che le loro tariffe, secondo calcoli dell'Ato, salirebbero alle stelle. «Questo è l'errore della Corte costituzionale, e al quale vogliamo ovviare. Vogliamo che le tariffe differenziate durino il tempo in cui l'utente ha diritto al rimborso, cioè fino al 2014. Terminata la restituzione, gli utenti depurati pagheranno il canone di depurazione uguale per tutto l'Ato».
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