Proteste
Le domeniche dividono l'Ascom
Francesca Ferri
Petizione fra i negozianti del centro: «Noi vogliamo più chiusure»
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GROSSETO. Dopo il "niet" della Confesercenti all'apertura "selvaggia" dei negozi la domenica e nei giorni festivi, anche la granitica Ascom Confcommericio, che si è sempre battuta per tenere le saracinesche alzate il più possibile, sembra traballare. Oltre la metà dei negozianti del centro storico di Grosseto, affiliati Ascom, ha firmato una dichiarazione di intenti che parla chiaro. «La richiesta dell'Ascom di aprire tutte le domeniche dell'anno non rappresenta la nostra scelta. Vogliamo che venga ascoltata la nostra vera voce». Vale a dire, applicare alla lettera la legge regionale che impone agli esercizi commerciali di rimanere chiusi la domenica e nei giorni festivi. Una legge che nel comune di Grosseto non ha trovato terreno fertile. La città, infatti, è considerata a vocazione turistica e perciò quella stessa legge prevede, in deroga, che i negozi possano rimanere aperti anche di domenica. Negli ultimi dodici mesi mettersi d'accordo su quanti giorni stare aperti e quanti far festa ha scatenato un putiferio. La grande distribuzione, che ha più personale a disposizione, ha spalleggiato l'apertura sempre e comunque; i negozi a conduzione familiare hanno cercato, al contrario, di ritagliarsi il meritato riposo domenicale. Il Comune, tra i due litiganti, ha scelto la via diplomatica: convocare le associazioni di categoria e trovare una via di mezzo. Negli incontri la Confesercenti ha sostenuto il sì alla chiusura, mentre la Ascom si è schierata per l'apertura incondizionata. Ma, a quanto pare, non ha fatto bene i conti con gli iscritti. Dopo i cartelli con la scritta «Noi vogliamo le domeniche molto regolamentate», apparsi su alcune vetrine in primavera, ora la clamorosa e partecipatissima protesta contro un'associazione sulla quale pende l'ombra del "tradimento". Nella lista dei firmatari compaiono negozi di abbigliamento, scarpe, ottica, bar, biancheria per la casa e banchi al mercato coperto. In soli due giorni sono stati in cento, su un totale di centottanta, a mettere la firma in calce al volantino. Sintomo di un malessere diffuso e che potrebbe espandersi ben oltre la cinta muraria. Se, infatti, il centro storico può contare su l'innata attrattiva di essere una cornice elegante e unica per potenziali clienti, in periferia chiuder cassa in attivo a fine giornata è ben più faticoso. La campagna di adesioni oltre le mura potrebbe rivelarsi, insomma, una Caporetto per Ascom. Tra gli spettri evocati dai «piccoli commercianti» - così si definiscono i firmatari - ci sono grande distribuzione e centri commerciali. «È evidente - dice il volantino - che consentire l'apertura di tutte le domeniche porterebbe a un'inevitabile concorrenza sleale» e «invoglierebbe l'Ipercoop a sciogliere le riserve e iniziare i lavori per il nuovo centro commerciale al Commendone». Oltre al neonato centro commerciale Aurelia Antica, infatti, a Grosseto ci sono altri 64mila metri quadrati disponibili per aree commerciali. L'alternativa per i "piccoli", a quel punto, è «lavorare 365 giorni all'anno senza diritto al riposo oppure chiudere». Una volta terminata la campagna di adesioni, i negozianti contano di rivolgersi direttamente al sindaco senza la Ascom a fare da intermediaria. E in tanti stanno anche pensando di riporre nel cassetto la tessera sociale. Almeno finché l'associazione non si decida ad ascoltare la loro vera voce.
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