Il Tirreno

Grosseto

Botte e minacce al compagno

Federico Lazzotti
<strong>BULLI </strong>Hanno tra i 13 e i 16 anni Sono stati denunciati per stalking
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BULLI Hanno tra i 13 e i 16 anni Sono stati denunciati per stalking

La vittima non voleva più uscire di casa, banda di bulli nei guai

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CASTELDELPIANO. A scuola non voleva più andare e quando nel pomeriggio qualcuno gli chiedeva di uscire preferiva restare a casa, davanti al computer. Per un ragazzino di 13 anni le conseguenze di mesi di presunte vessazioni da parte di un gruppo di coetanei erano diventate paura, isolamento e solitudine.  Il coraggio di raccontare lo ha trovato quando i suoi genitori si sono accorti che qualcosa non andava e lo hanno portato da un medico che lo ha convinto a condividere i suoi fantasmi. Sono emersi mesi di minacce, scherzi e percosse che sarebbero state pensate e messe in atto da un gruppo di cinque coetanei che frequentano la stessa scuola della presunta vittima. Tutto succede in un paesino dell'Amiata.  Due di loro, uno 14 e l'altro di 16 anni, sono stati denunciati dai carabinieri di Castel del Piano con l'accusa di stalking di gruppo e atti persecutori, mentre altri tre giovanissimi, tutti di tredici anni, non essendo imputabili, sono stati segnalati al tribunale dei minori di Firenze.  Durante le perquisizioni dei militari, avvenute martedì, a casa di uno dei presunti bulli, sono stati ritrovati una cinquantina di coltelli, per lo più a scatto e pure un pugnale da sub. Tra questi, secondo il racconto della vittima, ci sarebbero alcuni di quelli usati per minacciarlo da settembre ad oggi. «Sono un collezionista», ha spiegato il padre del ragazzo agli investigatori che in attesa di ulteriori accertamenti hanno sequestrato tutto il materiale.  Per quello che hanno potuto ricostruire i carabinieri parlando con i genitori del ragazzino, i primi scherzi sarebbero avvenuti poco dopo l'inizio della scuola.  Prima le prese in giro, poi le minacce, fino alle percosse e al terrore di uscire di casa per il timore di incrociarli. Sul motivo che avrebbe spinto i bulli a tartassare il loro compagno stanno ancora lavorando gli investigatori.  «Dietro - spiegano gli inquirenti - non ci sarebbe un motivo preciso, ma più il gusto di prendersela con qualcuno più debole». Violenza gratuita, dunque, che con il passare dei mesi avrebbe isolato sempre di più la vittima. «A volte - spiegano i carabinieri - ha chiesto ai genitori di non mandarlo a scuola». Il timore, evidentemente, era quello di subire l'ennesima umiliazione davanti agli altri compagni.  La settimana scorsa i genitori del ragazzino si sono presentati alla stazione dei carabinieri chiedendo giustizia e raccontando quello che stava passando il loro figlio e facendo nomi e cognomi dei suoi aguzzini.  Martedì è toccato ai padri e alle madri dei presunti bulli passare la porta della stazione dei carabinieri. Alcuni di loro hanno negato, altri hanno cercato di giustificare i loro figli, altri ancora hanno ammesso di essersi accorti che qualcosa non andava ma di non credere che «la situazione fosse così grave».

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