Il Tirreno

Grosseto

Telefonate a scrocco agli 899

Pierluigi Sposato
<b>TELECOM.</b> Un tecnico all&#146;opera su un armadio telefonico
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TELECOM. Un tecnico all’opera su un armadio telefonico

Finto operaio condannato anche a risarcire la Telecom

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 GROSSETO. Visto da lontano, sembrava un operaio autentico, anche se la Panda non aveva i contrassegni aziendali. Invece con la Telecom non aveva nulla a che fare: aveva aperto l'armadio della centralina di via Fiume, secondo la polizia, soltanto per effettuare a scrocco telefonate ai numeri a tariffa maggiorata 899.  Quelli cioè che mettono in comunicazione con le cartomanti, con chi legge l'oroscopo e soprattutto con chi fornisce servizi ad alto contenuto erotico. E naturalmente ad alta tariffazione: sono telefonate che costano particolarmente care. La polizia di stato, che aveva effettuato il controllo su quello strano operaio, aveva recuperato i tabulati, cercando di individuare le chiamate ai gestori di servizi di quel genere: chiamate non trovate. Nei suoi confronti la Procura aveva formulato l'accusa di danneggiamento degli impianti e tentato furto perché nessuno degli utenti - ignari che qualcuno si era approfittato della propria linea - aveva sporto querela per le chiamate.  Massimo D'Orazio, 39 anni, messinese abitante a Roma, è stato condannato dal giudice Bilisari a 5 mesi e 300 euro per quell'episodio risalente al 20 giugno 2006. Ma anche a pagare 3.000 euro alla Telecom che si è costituita parte civile lamentando anche il danno di immagine e che attende le decisioni del giudice civile per la quantificazione del resto. In aula ha testimoniato il responsabile del centro lavoro dell'area grossetana della Telecom. Il difensore Vichi preannuncia appello.  Due gli armadi telefonici che D'Orazio aveva preso di mira, secondo l'imputazione, per chiamare gli 899: oltre a quello di via Fiume in cui era stato sorpreso, anche due in via Emilia. Stando alle conclusioni delle indagini, D'Orazio avrebbe forzato le serrature degli sportelli e si sarebbe collegato con un doppino alla rete.  È in questo atteggiamento che due agenti della polizia, nel corso di un servizio di perlustrazione, lo avevano sorpreso. Lui, che indossava un cappellino e un paio di pantaloni arancioni rifrangenti, aveva subito staccato tutto. In testa, una sorta di cuffietta collegata a un rudimentale apparecchio telefonico. La polizia si era insospettita perché la sua Panda non aveva i contrassegni della Telecom. D'Orazio era stato portato in Questura (allora nella vecchia sede di piazza Rosselli) ed era anche stato fotografato dalla polizia scientifica accanto alla sua auto, nel cortile, mentre indossava l'abbigliamento con il quale era stato controllato. Addosso, il giovane aveva alcuni oggetti: una chiave a T, verosimilmente utilizzata per aprire gli armadi, scontrini, un assegno dal lembo in parte strappato e poi alcuni foglietti. Su alcuni di questi erano indicati alcuni numeri telefonici per chiamare i servizi a tariffazione maggiorata ma anche cifre che sempre secondo la polizia, messe in combinazione, sarebbero servite a connettersi illecitamente alle utenze.

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