Il Tirreno

Grosseto

Il caso-multe in parlamento

Gabriele Baldanzi
Il caso-multe in parlamento

Sono centinaia gli "ospiti" in Toscana a rischio di sanzione

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 GROSSETO. Si è mossa la Provincia autonoma di Trento, perfino i parlamentari di quel territorio. La prossima settimana se ne discuterà a Roma, nella Commissione ministeriale Politiche Agricole.  «È una norma poco chiara che penalizza le nostre doppiette - ha ribadito ieri il leader dei cacciatori trentini, Gianpaolo Sassudelli - e per questo motivo diversi parlamentari si sono attivati per modificarla. Ci auguriamo quindi che arrivino al più presto notizie positive perché non vogliamo più sentirci cacciatori di serie B. E soprattutto ricorreremo contro le multe».  Il caso dei 48 cacciatori trentini sanzionati in Maremma per aver cacciato il cinghiale in deroga ad una norma che avrebbe vietato loro di sparare fuori provincia è più complesso di quanto si pensava. Ma soprattutto è diventato un caso nazionale. Dopo Grosseto, infatti, nei giorni scorsi altri verbali di contestazione di illecito amministrativo «per esercizio della caccia difforme da quello prescelto in via esclusiva» sono partiti - verso le Dolomiti - da Siena, Firenze, Parma, Modena, Reggio Emilia. Per un totale di oltre 300 multe che, presto, potrebbero raddoppiare, decuplicare.  Sì perché negli ultimi due anni, quelli oggetto di indagine da parte della Procura della Repubblica di Trento, sarebbero oltre mille i seguaci di Diana che sono andati a caccia fuori provincia (in Toscana soprattutto, ma anche in Emilia Romagna, Lombardia e Puglia) venendo meno all'opzione "Zona Alpi". Cacciatori che hanno agito in buona fede, alla luce del sole, pagando regolarmente le iscrizione all'Atc, tenendo sempre in tasca il permesso di caccia con la qualifica di ospiti, concesso dagli enti preposti. Insomma nulla di irregolare, almeno questa era la convinzione dei capisquadra grossetani e dei ragazzi trentini. Il problema è sorto da un'interpretazione restrittiva della norma, secondo cui un cacciatore può sparare solo nella zona opzionata, spesso quella di residenza.  Da quest'anno - dopo i rumors sugli accertamenti giudiziari in corso da parte dalla Forestale presso la Procura di Trento - molti cacciatori trentini hanno scelto come opzione principale la zona Toscana ottenendo quindi il permesso per sparare solo fuori provincia. «Eravamo a conoscenza di questo problema - conferma il leader dei cacciatori Sassudelli - e dall'inizio del 2010 abbiamo sconsigliato ai nostri associati di andare a cacciare fuori dal Trentino. Le multe infatti si riferiscono tutte alle stagioni venatorie 2008-9 e 2009-10».  La Provincia autonoma di Trento ha già presentato alla Commissione Politiche agricole ministeriale una proposta di emendamento alla legge nazionale sulla caccia, per chiarire e regolarizzare le posizioni dei cacciatori pizzicati dai forestali. C'è da capire se la scelta di cacciare in zona Alpi veniva effettuata in via esclusiva (avrebbe precluso la possibilità di spostarsi in altri ambiti italiani) oppure no.  

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