Il Tirreno

Grosseto

L’INTERVISTA

«Faremo tutti ricorso e tornerò a sparare in Maremma»

<b>TRENTINO. </b>Francesco Moser il cacciatore che ha avuto 16mila euro di multa
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TRENTINO. Francesco Moser il cacciatore che ha avuto 16mila euro di multa

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 GROSSETO. Francesco Moser, 68 anni, residente a Baselga di Pinè (località Canè), provincia di Trento, viene a caccia in Alta Maremma dai primi anni Novanta. Con l'entusiasmo di un ragazzo. Conosce i boschi intorno a Sassoforte, Montemassi e Roccastrada meglio di qualche indigeno. I Pagianai, la squadra di cui fa parte, lo considera un veterano.  «Peraltro - dice il capocaccia Maurizio Minucci - è uno che i cinghiali non li padella». Francesco Moser, omonimo e parente del campione delle due ruote, ora è arrabbiato. Il 24 settembre scorso ha ricevuto a casa sua, in Trentino, due buste verdi contenenti atti giudiziari: verbali del Cfs che contestano l'esercizio della caccia in forma diversa da quella prescelta in via esclusiva nelle annate 2008-9 e 2009-10. Totale della sanzione 16.800 euro più le spese del procedimento. «Prima ho pensato ad uno scherzo. Poi ho capito... Siamo in tanti in questa situazione anche se una cifra così credo che sia un record». Moser - alla vigilia dell'apertura della caccia all'irsuto - lo abbiamo rintracciato, al telefono.  Verrà quest'anno a caccia al cinghiale in Maremma?  «Se non mi sospendono il porto d'armi e sono minimamente garantito sul fatto che non commetto illeciti verrò senz'altro, come ho sempre fatto. Anche solo per salutare gli amici. Peraltro credo di essere ancora iscritto nel registro della squadra dei Pagianai".  Come è riuscito a mettere insieme quasi 17 mila euro di multa? Cosa ha combinato di diverso dagli altri?  «Nulla. Moltiplichi 420 euro per le giornate di caccia in Maremma negli ultimi due anni ed ecco che facciamo 16.800 euro. Gli altri avranno fatto meno uscite. Comunque faremo tutti ricorso».  Lei in 20 anni ha mai pensato di essere fuori legge?  «Mai. Insieme ad altri amici abbiamo sempre cacciato il cinghiale nella provincia di Grosseto dopo aver pagato le tasse e le quote di spettanza e avendo in tasca permessi delle competenti autorità toscane e il tesserino rilasciato dalla Provincia Autonoma di Trento. Nessuno si è mai nascosto, come è stato scritto sui giornali».  Qual è il problema?  «Si sono accorti ora che le autorizzazioni non ci dovevano essere concesse. Il problema è giuridico e nasce dalle difficoltà di coordinare le disposizioni della normativa trentina sulla caccia (Legge Provinciale n. 24/1991) con quelle della legge quadro nazionale (157/1992) di un anno dopo».  Sono leggi risalenti agli anni in cui lei ha "scoperto" la caccia in Maremma.  «Esatto. All'epoca non risiedevo neppure in Trentino. Comunque a me non sembra giusto che un cacciatore di Milano o di Mantova possa cacciare anche in altre regioni, mentre un trentino no». (g.b.)

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