La manifestazione
Meningite, non c'è alcun rischio di contagio
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IL PRIMARIO. Mario Toti dirige il reparto di malattie infettive ed esclude il rischio contagio Il primario di Malattie infettive rassicura: «Non serve il vaccino»
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GROSSETO. A Mariano Iacobucci avevano tolto la milza qualche anno fa. E le sue difese immunitarie erano più basse di quelle di tante altre persone. Così basse da permettere ad un batterio, quello della meningite pneumococcica, di ucciderlo. Ma in casi come questi, il rischio di contagio è praticamente inesistente. «Non c'è un'indicazione alla vaccinazione quando si tratta di questo batterio - spiega il primario di malattie infettive Mario Toti - perché il rischio di contagio è bassissimo». I familiari di Mariano Iacobucci non sono stati sottoposti a profilassi. La forma di meningite che ha colpito il sessantanovenne è infatti diversa da quella virale che colpisce indiscriminatamente tante persone. È diversa da quella meningococcica appunto. «Un'infezione che di solito arriva più avanti, non con questa stagione - aggiunge il medico - e che è causata da un batterio differente». Quindi, a Grosseto, non c'è nessun rischio di contagio né all'ospedale e nemmeno fuori. Quello che è certo, è che le polmoniti pneumococciche, se curate per tempo, non sono letali. E infatti, anche Iacobucci, nonostante i vari problemi di salute che avevano debilitato il suo fisico permettendo al batterio di annidarsi dentro di lui, alle cure per la meningite stava rispondendo bene. «Il paziente non è passato dal reparto che dirigo - aggiunge il primario - perchè al pronto soccorso, quando hanno capito la gravità della situazione hanno chiesto il ricovero in Rianimazione, come si fa sempre in casi come questi». Casi che spesso si risolvono. Questa volta, non è stato possibile.
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