Sicurezza
Toccante lettera dei familiari delloperaio morto nella cava di Roccastrada
La moglie e il figlio di Fracassi «Grazie a chi ci è stato vicino»
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ROCCASTRADA. Manuela e Kristian, la vedova e il figlio adolescente di Leonardo Fracassi, l'operaio morto una settimana fa nella cava di gesso di Roccastrada, hanno scritto una toccante lettera ai giornali, «per ringraziare la comunità e tutti coloro che volevano bene a Leo». «Nel recente lutto - spiega un amico - la famiglia Fracassi è stata rincuorata dalla grande manifestazione di affetto nei confronti di Leonardo, dalla partecipazione di centinaia di persone. Per questa ragione hanno sentito il bisogno di scrivere». «Il nostro pensiero - attaccano Manuela e Kristian - va prima di tutto alla famiglia di Simone Belardi, il collega di Leonardo rimasto ferito ad agosto nella stessa cava. Possiamo immaginare quanto la nostra disgrazia, la nuova disgrazia, possa averli toccati. Ciononostante ci sono stati vicini. Poi vogliamo ringraziare i colleghi, i "fratelli di cava" che hanno dimostrato, in questa occasione, un impensabile attaccamento a Leo. A loro auguriamo giornate più sicure e serene, convinti che l'esempio e l'insegnamento che sul lavoro sapeva offrire Leo non sarà dimenticato». Manuela e Kristian sottolineano ancora come la cittadinanza di Roccastrada si sia stretta, unanime, intorno a loro, «a dimostrazione dei valori umani che vengono coltivati nei piccoli paesi, là dove ogni giorno - da sempre - si convive con lavori duri, pericolosi, a volte tragici». Prima le miniere, poi le cave. «Anche la Chiesa, ad ogni livello, ci è stata molto vicina - proseguono i familiari del cavatore - ringraziamo il vescovo Franco Agostinelli, i sacerdoti don Aimè, don Ermille e don Vincenzo. E ancora don Maurizio, il sacerdote che tanti anni fa aveva benedetto la nascita della nostra famiglia. Infine le istituzioni. Sia il presidente della Provincia di Grosseto Marras, sia il sindaco di Roccastrada Innocenti hanno partecipato ai funerali e ci hanno fatto intendere la loro vicinanza». La famiglia Fracassi scrive di aver ricevuto «centinaia di telegrammi, ma anche tanti biglietti e lettere scritti a mano, dove ogni firma voleva lasciare un'impronta tangibile di calore. Non smetteremo mai di sentire la mancanza di Leo - sono ancora parole di Kristian e Manuela - ma in questi giorni, grazie al sostegno che percepiamo intorno a noi, abbiamo ripreso le nostre attività, la scuola, la palestra, il negozio, nella convinzione che questo avrebbe voluto Leo». Infine vedova e figlio di Leonardo Fracassi si interrogano sul senso della vita e della morte. «Crediamo che Leonardo continuerà a guardarci, ad accompagnarci dall'alto, che ogni tanto vigilerà su La Tana o lancerà uno sguardo a Vigna Murata...». Nella lettera aperta ai giornali non viene citata l'azienda, né il sindacato. G.B.
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