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Nei guai dopo lanalisi delle urine
Cocaina al cavallo da corsa assolti i tre imputati dall'accusa di frode sportiva
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FOLLONICA. L'accusa era alquanto originale, aver spacciato cocaina ad un cavallo. Dopo più di un anno e mezzo dal rinvio a giudizio è arrivata la sentenza da parte del giudice del tribunale di Firenze Lorenzo Calamandrei: i tre imputati sono stati assolti perché il fatto non sussiste. Sotto accusa erano finiti in tre: Marco Fabbri, 49 anni e Enzo Testi, 67 entrambi di Follonica, e Felice Facci, 39 anni di Buggiano in provincia di Pistoia. All'epoca dei fatti i tre erano rispettivamente proprietario del cavallo, collaboratore della scuderia ed allenatore del cavallo. Sotto accusa finì il cavallo Ubertino che, il 29 novembre del 2003, partecipò ad una corsa al trotto matiné all'ippodromo delle Mulina di Firenze, vincendo col tempo al chilometro di 1.18,3, una prestazione tutt'altro che straordinaria e nelle potenzialità del cavallo che in carriera ha totalizzato 21 vittorie e 50 piazzamenti in 150 corse per quasi 100 mila euro di somme vinte. Come da regolamento Unire, l'ente che organizza l'attività ippica in Italia, il cavallo fu sottoposto al controllo antidoping che rivelò la positività di Ubertino ad un metabolita della cocaina. Parallelamente alla giustizia sportiva si mosse quindi anche quella ordinaria che, secondo l'accusa, vedeva colpevoli i tre imputati con l'obiettivo di truccare l'esito della corsa (da qui anche l'accusa di frode sportiva). Difesi dall'avvocato Pietro Villari, dopo diciannove mesi di attesa Testi, Fabbri e Facci hanno visto dissolversi le accuse nei loro confronti. Probabilmente, come successo in passato per casi simili, l'esiguità del metabolita della cocaina è stata ascritta alla cosiddetta "contaminazione ambientale precedente", sollevando quindi il proprietario e l'allenatore del cavallo da qualsiasi ipotesi di frode sportiva e spaccio di cocaina e portando il giudice ad assolvere Fabbri, Facci e Testi perché il fatto non sussiste.
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