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Grosseto

«Ero su quel montacarichi poco prima che cadesse. E non dava segni di guasti»

«Uno schianto inspiegabile» quello del montacarichi

«Uno schianto inspiegabile» quello del montacarichi

I colleghi delle vittime: nessuna avvisaglia di cedimento

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MASSA MARITTIMA. «Ero sul quel montacarichi cinque minuti prima che precipitasse. Come quei quattro ragazzi stavo portando tra il terzo e il quinto piano del materiale per i lavori. Stranezze? Avvertimenti? Niente. Tutto normale. Tutto come le altre centinaia di volte che ogni giorno ognuno di noi ha usato quell'ascensore per andare avanti e indietro sulla parete dell'ospedale».  A parlare sono due operai della Gesta global service makers, l'azienda di Reggio Emilia che ha in appalto i lavori di ristrutturazione all'ospedale di Massa Marittima. Altri due loro colleghi erano nel piazzale sul lato ovest dell'ospedale quando il cestello è precipitato nel vuoto per 18 metri dopo il presunto cedimento dei sostegni.

Un terzo, invece, stava aspettando gli infissi alla finestra del quinto piano: «Ero vicino all'apertura - racconta - stavamo tutti lavorando per consegnare i lavori alla fine del mese. Aspettavamo le porte che ci stavano portando su con la piattaforma, quando abbiamo sentito lo schianto».  Quando hanno guardato in basso hanno visto i loro colleghi imprigionati nella lamiera. Laurentiu Iorgu, 46 anni, Adrian Stanciu Spatarescu, 36, Antonio Rivera, 23, e Mariano Novo Reinoso, 28. I primi due sono muratori dipendenti della stessa Gesta, mentre gli altri originari di Colombia e Santo Domingo, lavorano per la Sla infissi di Reggio Emilia.  Adesso sono tutti ricoverati in prognosi riservata in tre ospedali diversi con fratture, lesioni e traumi su tutto il corpo. Due - dicono i medici - sono in condizioni disperate. Si tratta del più anziano e del più giovane dei feriti.  Al Sant'Andrea ci sono i volti scuri di infermieri, pazienti e passanti, poche domande e molta ansia per le famiglie dei quattro feriti, due delle quali vivono a Massa Maritima. «Ci siamo trasferiti qui e abbiamo fatto un sacco di fatica per avere un lavoro e dare un futuro ai nostri figli. E adesso ecco quello che è successo».  Ma i volti più sconvolti sono quelli dei compagni di lavoro degli operai precipitati, che da mesi si trovavano insieme a loro sullo stesso cantiere. Nessuno lo dice, ma tutti pensano che quello che è successo ai quattro poteva capitare anche loro.

«Bastavano cinque minuti», sospira uno di loro prima di andare a casa. Forse è anche per questo che in pochi hanno voglia di parlare, molti dicono di aver sentito «uno schianto» e poi si interrompono.  Uno di loro che si trovava un piano e mezzo sopra al punto dov'è avvenuto l'incidente: «Ero al quinto piano, quello di chirurgia e stavamo tutti lavorando per consegnare i lavori alla fine del mese. Stavamo aspettando le porte che ci stavano portando su con la piattaforma, quando abbiamo sentito lo schianto». Il racconto del testimone si interrompe quando arrivano gli ispettori che hanno raccolto le dichiarazioni di tutti coloro che si trovavano in quell'area del cantiere. «Una decina in tutto», spiegano gli investigatori. Attraverso le loro testimonianze cercheranno di ricostruire quello che è avvenuto intorno alle 10 sul lato ovest dell'ospedale.

Federico Lazzotti Elena Canestri

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