Il Tirreno

Grosseto

L'ultimo cinema è in vendita

Fiora Bonelli
<b>CASTEL DEL PIANO.</b> Cinema Roma
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CASTEL DEL PIANO. Cinema Roma

Il Comune vorrebbe comprarlo. La minoranza critica la scelta

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 CASTEL DEL PIANO. Vale, secondo le perizie, 850.000 euro, ma il "Cinema Roma" di Castel del Piano, l'ultima sala cinematografica aperta, è ancora invenduto, Il sindaco Franci dice che qualche speranza, pur labile, c'è. Ma si apre il braccio di ferro con l'opposizione.  Una sala frequentata da un pubblico vasto proveniente da tutta la montagna, perché questo "nuovo Cinema Paradiso" è l'ultima sala che è riuscita per la testardaggine del proprietario e la passione di molti per la cinematografia, a sopravvivere alla soppressione di tutte le sale cinematografiche montane. Ma, ora, il proprietario vuole vendere, i privati non si fanno avanti, il Comune di Castel del Piano vuole acquistarlo, ma i soldi non ci sono. Ultimamente un lumicino sembra essersi acceso, come spiega il sindaco Claudio Franci: «La Regione Toscana dice - investirà, forse, dei fondi, per salvare i cinema delle piccole realtà comunali». La minoranza della civica castelpianese è dell'idea che con tutti i problemi di somma urgenza a Castel del Piano, l'operazione cinema vada accantonata. «Non siamo certi ostili al cinema - affermano -, che ci ha qualificato e ci qualifica come paese, ma lo vogliamo di proprietà privata. Non si capisce perché l'acquisto se lo debba sobbarcare il Comune. Lo sforzo di cercare i soldi andrebbe dirottato verso altre questioni: strade, parchi, giochi per bambini. Non ci sono risorse neppure per fare tutte le strisce pedonali, la viabilità rurale di Montenero, quella delle borgate di Castel del Piano, la strada di Montegiovi che sta crollando. Non vi sono denari pubblici neppure per mantenere i cani randagi nel canile. Poi: chi lo gestirà? Una cooperativa? Un'associazione? Che ci verrà fatto? Cinema e basta o no? Il Comune ha già i suoi centri di aggregazione: le sedi, nuovissime, delle 4 contrade, il teatrino, fra l'altro sfruttato poco e male. Diciamo che non siamo d'accordo sul fatto che l'ente pubblico si sobbarchi questo carico in un momento così delicato. Perché il Comune non interviene in altro modo per incentivare un privato? Facilitazioni in fatto di Ici, ad esempio. E infine: l'amministrazione non ha soldi sufficienti neppure per tenere in ordine le strutture edilizie che già possiede».

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