Il Tirreno

Grosseto

Il monito del prefetto «Mafie in Maremma? Mai abbassare la guardia»

Alfredo Faetti
<b>RICICLAGGIO E USURA </b>Sono i due pericoli pi&ugrave; concreti d&#146;infiltrazione delle mafie nella nostra provincia
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RICICLAGGIO E USURA Sono i due pericoli più concreti d’infiltrazione delle mafie nella nostra provincia

Un territorio ancora tranquillo, spiega Linardi Ma riciclaggio, estorsioni e usura sono pericoli reali

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 FOLLONICA. «Non dobbiamo abbassare la guardia». Si è parlato di mafia, nella sala consiliare di Follonica, venerdì scorso. E a lanciare il monito è stato il prefetto di Grosseto, Giuseppe Linardi, ospite della 1ª Giornata della Legalità a cui hanno partecipato imprenditori antiracket, rappresentanti di associazioni antimafia e magistrati. Tra i presenti, come detto, Linardi, che ha spiegato come la provincia di Grosseto sia «tranquilla» sotto il punto di vista della criminalità organizzata, anche se «questo non deve far allentare la guardia».  La parola più volte usata dal prefetto è "prevenzione". «Prevenire vuol dire impedire e contrastare l'infiltrazione della criminalità organizzata nel territorio - spiega Linardi - Per questo abbiamo creato un sistema di controllo unitario del territorio che fin qui ha soddisfatto le aspettative». I reati di stampo mafioso che si potrebbero manifestare nel Grossetano grossetano sono diversi: riciclaggio, appalti, usura. Rispetto a quest'ultima piaga,lo "strozzinaggio", Linardi spiega che già alcune operazioni sono state attivate, volte appunto a prevenire. «L'usura è un fenomeno strano. Non ti accorgi se c'è e quando te ne accorgi vuol dire che si è già diffuso. Si manifesta in momenti di crisi e le mafie ci trovano terreno fertile. Per questo abbiamo attivato un protocollo con le banche così da controllare al meglio questo fenomeno».  Le parole di Linardi hanno trovato concretezza con gli interventi di Pino Masciari e Ignazio Cutrò, due imprenditori antiracket calabresi che hanno denunciato, a loro tempo, le intimidazioni della mafia, pagandone a tutt'oggi il prezzo. «Io avevo appalti in tutta Italia. - racconta Masciari - La mafia, ancora non c'era il termine 'ndrangheta, negli anni'90, mi chiese il 3% per continuare a lavorare. Io dissi no e da allora denunciai tutto: furti nel cantiere, magazzini incendiati, spari, intimidazioni agli operai. Nel 2003 hanno anche sparato a mio fratello. Alla fine hanno fatto fallire la mia azienda e io, con tutta la mia famiglia, siamo entrati in un programma di protezione: abbiamo dovuto lasciare la nostra terra e viviamo sotto scorta». Realtà lontane, che sembrano solo storie, ma che sono realtà. Per questo non dobbiamo abbassare la guardia. «Prevenzione è un concetto pratico, che va applicato» ha concluso Linardi.

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