Il Tirreno

Grosseto

Residenti, la rabbia in 10 domande

Francesca Ferri

Dal by night al decoro urbano un questionario per sollecitare la politica

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 GROSSETO. «Come pensate di riqualificare il centro storico? Siete d'accordo con la musica in strada dopo le 23? È logico trasformare le cantine in appartamenti? Pensate sia giusto organizzare fiere in centro? Come pensate di tutelare il verde pubblico? Non pensate che creare centri commerciali in periferia danneggi le botteghe del centro?». Sono alcune delle dieci domande che l'associazione Amici del Centro Storico rivolge ai futuri candidati a sindaco di Grosseto per capire, una volta per tutte, che ne sarà del cuore della città, quello dentro le mura. Un cuore malato di degrado, che chiede di essere guarito. Ad accorrere al suo capezzale, ieri nell'incontro pubblico nel palazzo della Provincia, c'era oltre un centinaio di persone tra abitanti, commercianti, cittadini e rappresentanti di altre associazioni, arrivati per parlare della loro città e ascoltare le denunce dell'associazione, nata lo scorso maggio.  La malattia del centro storico è ormai cronica e interessa tutti gli aspetti. Dal lastricato sconnesso delle strade al comportamento di chi quelle strade le calpesta e non si fa scrupolo di imbrattare i muri e rovesciare gli arredi urbani, disturbare la quiete o peggio usare violenza. «La colpa non è solo di questa amministrazione - spiega la vicepresidente Maria Pia Vecchi - ma è frutto di anni di disattenzione e scelte sbagliate. Il nostro scopo di associazione è essere un osservatorio propositivo». E da osservatori gli Amici del Centro Storico propongono alla platea gremita un filmato con una carrellata del peggio che si può trovare dentro le mura. Dai parapetti non a norma sui bastioni, all'impianto di irrigazione delle mura mai usato; dall'ascensore al Cassero fermo, ai percorsi pericolosi; dagli eterni lavori al Maiano, al recupero inadeguato della Cavallerizza. Scendendo dalla cerchia muraria, le immagini mostrano l'ex ospedale in stato di abbandono, la Chelliana ferma, le decine di cartelli con scritto "Vendesi" di chi abbandona il centro. La gente in sala annuisce, ma sotto accusa non c'è solo la cosa pubblica.  A chi abita o lavora in centro storico si contesta l'installazione selvaggia dei condizionatori sulle facciate, le ristrutturazioni che fanno lievitare i volumi, gli intonaci dalle tinte non omogenee, complice un piano comunale del colore latitante. «A Grosseto si è costruito nell'area di rispetto intorno alle mura - spiega l'architetto Patrizia Pisino - e si ristrutturano in modo selvaggio palazzi del 13º secolo». Scarsa attenzione anche per il simbolo stesso di Grosseto, la statua di Canapone: «Ma la pulirete?», si chiede la direttrice dell'Archivio di Stato Fiorenza Gemini, in forze all'associazione. Il filmato ha il suo effetto, tanti prendono la parola e le proposte fioccano. C'è chi suggerisce al Comune di smettere di dare autorizzazioni per aprire bar in centro, chi punta sulla cultura e sull'arte contemporanea. Qualcuno se la prende coi commercianti, accusati di essere una lobby insieme ai costruttori edili, ma loro non ci stanno e rilanciano chiedendo più illuminazione. La risposta, adesso, spetta agli aspiranti primi cittadini.

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