Il Tirreno

Grosseto

Commercio in centro, il sindaco Bonifazi replica al Centrodestra

«Parcheggi, solo buon senso»

<b>SINDACO.</b> Emilio Bonifazi
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SINDACO. Emilio Bonifazi

«Le stesse norme firmate nel 2002 da Agresti e Colomba»

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 GROSSETO. «Ma Agresti e Colomba, che ora mi accusano, dov'erano nel 2002 quando hanno firmato ordinanze uguali alla nostra. Anzi, più permissive?»: il sindaco Emilio Bonifazi non ci sta. La polemica sugli standard di parcheggio da rispettare per le medie strutture di vendita in centro e intorno al centro, anima da giorni il dibattito politico. E il primo cittadino chiarisce che le norme decise per puro buon senso dall'Amministrazione attuale, sono analoghe a quelle introdotte, in deroga, dall'amministrazione Antichi nel 2002.  Il nodo della questione è l'area dove adesso c'è l'Oviesse. L'azienda ha trasferito l'attività al Casalone nel centro commerciale della Barghi ma vuole riaprire anche in via Matteotti.  Scatterebbero, con una nuova apertura, le regole sui parcheggi ma, visto che siamo a ridosso del centro, dove non è possibile, per mancanza di spazi fisici, realizzarne altri, il Comune ha fatto l'ordinanza in deroga: «A parte il fatto che a due passi c'è il parcheggio Oberdan che è sempre semivuoto - prosegue il sindaco -, qui si parla di buon senso. Le ordinanze della giunta di Antichi, con Agresti e Colomba presenti e Montemaggi in consiglio in maggioranza, dicevano le stesse cose. Se le vadano a rileggere: sono la 236, la 640 e la 671, tutte nel 2002. E ora protestano per le stesse cose che firmarono loro».  In sostanza il sindaco dice: se una media struttura chiude (da 250 a 1499 metri quadri ndr), in centro o immediatamente fuori dal centro, devo consentire ad altri di riaprire, per tutelare il centro commerciale naturale, il cuore della città: «I centri storici hanno sempre deroghe di questo genere. Non si possono fare parcheggi nuovi, spesso sono aree pedonali. Un esempio? Se chiudono Coin o Gardenia in corso Carducci, posso impedire di riaprire? Non credo proprio. Lo stesso vale per tutta la fascia attorno al centro storico: nelle vie attorno alle mura di strutture di vendita di queste dimensioni ce ne sono a decine. Cosa facciamo, le trasformiamo in magazzini? Facciamo chiedere il cambio di destinazione d'uso per farci appartamenti? Si tratta solo di buon senso. Ci limitiamo a consentire l'apertura di un negozio nei posti dove un negozio, legittimamente autorizzato, c'è già. Lo facciamo adesso, come lo faceva il centrodestra, con Agresti, Colomba e Montemaggi, nel 2002. Mi chiedo dove sia lo scandalo. Ci limitiamo a tutelare la rete commerciale del cuore della città». (gf)

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