Sicurezza
«Niente carro, Leonardo lo portiamo noi»
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ADDIO. Sopra la vittima; a destra un momento dei funerali Grande folla ai funerali dell'uomo morto alla cava. E gli amici se lo caricano in spalla
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ROCCASTRADA. «Leonardo non sale sul carro funebre, viene con noi». Lo hanno portato a spalla, dalla chiesa del Convento fino al cimitero di Roccastrada, quasi due chilometri in discesa. Hanno voluto salutarlo così gli amici, i colleghi di lavoro con cui da 25 anni il Fracassi passava la maggior parte della giornata. In cava. Hanno faticato sotto il peso di una bara chiara di ciliegio. E l'hanno fatto come tante volte, al suo fianco, avevano faticato e sudato nella coltivazione delle pendici bianche de La Tana. Fino a mercoledì. Omoni con le braccia possenti e gli occhi lucidi, ancora sotto choc. «In testa - spiegano - c'è ancora l'immagine di quel muletto ribaltato. In 50 giorni 2 incidenti così... come si fa?» Ad accompagnare la salma c'era un paese intero, Roccastrada, silenzioso ed emozionato, stretto intorno alla vedova e al figlio adolescente, Cristian. Un lutto che stavolta è andato oltre i proclami istituzionali. Dietro il morto la moglie abbracciata ad un'amica, poco distanti i vertici della Gessi Roccastrada (distrutto Vincenzo Campiglia, presidente della società, una vita a governare queste cave). E poi il direttore Giuseppe Beltrami, i leader del sindacato, il presidente della Provincia Marras, il sindaco Innocenti con la giunta al completo. Il comitato che organizza il Settembre (dove la famiglia Fracassi è spesso attiva) ha tappezzato il paese di manifesti, così come il Comune per il lutto cittadino. E al passaggio del corteo funebre non c'era una saracinesca alzata, una macchina in moto. Leonardo Fracassi, di Vigna Murata, era uno dei lavoratori con maggiore anzianità, uno dei più affidabili e capaci. «Non è retorica - commenta Enrico, un altro amico della Gessi - ma la verità. Eravamo entrati quasi insieme, negli anni Ottanta. A Leonardo non si poteva che volere bene». E su questo tasto insiste anche don Aimè, il sacerdote officiante, nell'omelia in cui ricorda Leonardo e incoraggia la famiglia e la comunità, chiusa dalla richiesta di un applauso. Una funzione religiosa che dura un'ora in una chiesa gremita, traboccante di gente. Poi quella frase che si leva nel silenzio: «Leonardo non sale sul carro, viene con noi». (g.b.)
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