Il Tirreno

Grosseto

Pelletteria aperta dai cinesi a Santa Fiora

<b>AL LAVORO.</b> Su capi in pelle
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AL LAVORO. Su capi in pelle

Preoccupazione degli amministratori pronti a lanciare il marchio Amiata

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 SANTA FIORA. I cinesi hanno aperto una pelletteria a Bagnolo di Santa Fiora, e la questione sempre aperta sulla presenza di immigrati nel territorio torna di forte attualità. Una problematica a più voci, che questa volta irrompe nelle stesse stanze dei bottoni oltre che circolare fra la gente comune. Se ne è parlato anche all'incontro di giovedì ad Arcidosso.  Molte le opinioni. Il presidente della Comunità montana Ulivieri, parla di un tessuto imprenditoriale forte ed ha sottolineato l'urgenza di sostenere istituzionalmente il settore che fa da carburante allo sviluppo della montagna. Ha annunciato una novità: la costituzione di un marchio "Amiata", una sorta di ombrello griffato per le aziende che lavorano la pelle, i filati e l'abbigliamento dei due versanti montani. Settore, però, insidiato dai cinesi: «Il nostro sistema impresa - ha infatti spiegato - è per l'Amiata un valore aggiunto che non possiamo permettere che nessuno scardini. Abbiamo professionalità strutturate che dobbiamo saper valorizzare e difendere».  Quello di Ulivieri, insomma, è un grido di allarme a cui si è aggiunto quello del sindaco Landi che ha invocato strategie per fronteggiare «il lavoro nero, il caporalato che ci troviamo in casa, e su cui abbiamo il dovere di intervenire con strategie concertate e condivise. Una situazione - ha aggiunto - che si è acuita con la crisi dell'agricoltura, dove tanti immigrati erano impiegati; così rischiano di non trovare più lavoro».  Altra patata bollente quella sollevata dalla minoranza di Arcidosso, sul fronte religioso islamico; interrogazione del consigliere Pdl, Alberto Lazzeretti di Arcidosso, che chiede al sindaco lumi e risposte sulla «voce che circola a proposito di una prossima realizzazione nel nostro comune di un centro islamico o di un non precisato luogo di culto, ritenendo che nell'eventualità che questo avvenisse, sarebbe opportuno affrontare la questione in maniera collegiale e con il coinvolgimento di tutte le categorie sociali». Lazzeretti, ovviamente, si dice contrario. F.B.

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