Sicurezza
Rifondazione allattacco: «Portiamo le carte alla Corte dei Conti»
Gli autobus nella bufera
Francesca Ferri
I Comuni non possono più avere le quote di Rama
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GROSSETO. Autobus ancora nella bufera in provincia di Grosseto. Questa volta non c'entrano ritardi e corse sovraffollate. I guai fanno capolinea nei palazzi comunali dell'intero territorio e riguardano il rapporto tra enti locali e Rama. Rapporto che, secondo Rifondazione Comunista, scricchiola, e non poco, e potrebbe finire al vaglio della Corte dei Conti. Il problema è questo. Gli enti locali per legge non possono avere partecipazioni in società che producono beni e servizi non necessari a perseguire finalità istituzionali. In altre parole, un Comune può possedere azioni di una società che porta l'acqua nelle case dei cittadini, ma non può investire in una paninoteca. Su questa premessa è nato, a suo tempo, il rapporto tra Rama da una parte e i Comuni, le tre comunità montane e la Provincia di Grosseto dall'altro che ne hanno acquistato le azioni e ne sono soci. Il Comune di Grosseto possiede più o meno un quinto del pacchetto aziendale (20,6 per cento), per quasi un milione e 900mila euro; la Provincia ha il 9,9 per cento, pari a 907mila euro. Ci sono poi i Comuni di Orbetello e Follonica che possiedono circa il 5 per cento delle quote (sui 440mila euro). Quote più piccole sono in mano agli altri Comuni (ad eccezione di Isola del Giglio e Seggiano) mentre il grosso delle azioni appartengono a Tiemme (23 per cento, per 2 milioni e 100mila euro) e a Rama Spa (13,7 per cento, per un milione e 250mila euro). Altri soci sono Banca della Maremma (1,6 per cento) e Banca dell'Etruria (5,4 per cento). Ora, a luglio è nata Toscana Mobilità, la nuova azienda di trasporto pubblico su autobus che serve le province di Grosseto, Siena, Arezzo e il territorio di Piombino. Tiemme si è formata perché le aziende preesistenti, tra le quali Rama, le hanno ceduto la loro attività. A Rama, in particolare, è rimasta solo la gestione del patrimonio immobiliare e qui sta il nodo della questione. «Dato che Rama non si occupa più di fornire servizi di pubblico interesse ma si è trasformata in un'immobiliare - spiega Sergio Bovicelli della segreteria di Prc - gli enti pubblici non hanno più diritto a possederne delle quote perché si trasformano in meri finanziatori». Lo scopo dell'operazione, secondo Bovicelli, è favorire la privatizzazione dell'azienda. «Se Comuni e Provincia cedono le loro quote - spiega l'ex assessore provinciale ai trasporti - non c'è più partecipazione pubblica». Insomma, il timore di Rifondazione è che tutto passi al privato provocando il tracollo del servizio ai cittadini e mettendo in ginocchio Rama, che dovrebbe trovare nuovi acquirenti per il 56 per cento delle sue azioni - a tanto ammonta la quota pubblica dell'azienda - pari a 5 milioni e 100mila euro. La cosa può sembrare un arzigogolo per specialisti, ma in realtà - mette in guardia Bovicelli - dovrebbe impensierire e non poco tutti i cittadini. «Perché i sindaci hanno in mano non azioni di un'azienda di trasporti - spiega Bovicelli - ma azioni di un'immobiliare, che dunque valgono molto meno. E, una volta rimesse sul mercato, frutteranno meno di quanto sono state pagate». Una prospettiva che non piace all'ex assessore, da sempre contrario alla creazione di Tiemme, che vuole vederci chiaro. «Abbiamo già presentato interrogazioni a risposta scritta ai Comuni di Grosseto, Orbetello e Santa Fiora - spiega Bovicelli - ma quasi tutti i Comuni sono interessati. Aspettiamo una risposta ma, se sarà necessario, porteremo le carte alla Corte dei Conti».
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