Il Tirreno

Grosseto

PARADOSSI DI LEGGE

Vietato vendere, ma anche impossibile sapere l'età

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 GROSSETO. I distributori automatici dispensano sigarette infischiandosene della carta d'identità? Non va meglio con la distribuzione fatta dai tabaccai in carne e ossa, che hanno sì il divieto di vendere prodotti derivati dal tabacco ai giovanissimi, ma non sono autorizzati a farsi mostrare i documenti per verificare l'età dei clienti. È uno dei particolari più grotteschi delle norme che regolano la vendita del tabacco e che lega, di fatto, le mani agli esercenti. La norma che vieta la vendita di "bionde" ai ragazzi è il regio decreto 2316 del 24 dicembre 1934. «Chi vende o somministra tabacco a persone minori di anni 16 - recita l'articolo 25 - è punito con la sanzione amministrativa sino a lire 40mila». Se il cliente ha meno di 14 anni, allora il reato diventa penale. Le tariffe sono state aggiornate nel 2003 nell'ambito della legge Sirchia, quella nota per aver messo fine al fumo nei locali pubblici. Ma come fa il tabaccaio a indovinare l'età del cliente? Lo dice il decreto direttoriale 58341 del 5 novembre 2004 che, però, non obbliga esplicitamente i tabaccai a controllare i documenti dei clienti. Se uno si rifiuta, possono solo limitarsi a non vendere le "bionde". Le cose potranno cambiare se sarà approvato il disegno di legge del senatore Ignazio Marino che prevede non solo di vietare il fumo anche nei luoghi pubblici all'aperto, ma soprattutto eleva a 18 anni l'età minima per acquistare e consumare tabacco e, per questo, impone ai tabaccai l'obbligo di richiedere un documento di identità. La legge doveva entrare in vigore lo scorso novembre, ma è ancora ferma in commissione Sanità del Senato. F.F.

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