Il Tirreno

Grosseto

Tentato omicidio, chiesti 5 anni

<b>CARABINIERI.</b> Sul luogo del tentato omicidio
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CARABINIERI. Sul luogo del tentato omicidio

Lite tra due marocchini culminata con una coltellata al costato

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 GROSSETO. L'accusa chiede 5 anni. Cinque anni per il tentativo di omicidio di Mohammed Najad Hadj, 34 anni, marocchino, una coltellata vibratagli da Mohamed Chaffai, 28 anni, connazionale, al culmine di una lite avvenuta al podere Casellina a Sticcianese di Arcille, il 4 febbraio scorso. Una coltellata arrivata vicinissima al cuore ma che non ha fortunatamente avuto esiti letali. Ieri mattina l'udienza preliminare davanti al giudice Pietro Molino.  Il sostituto procuratore Alessandro Leopizzi ha sollecitato una condanna perché a suo giudizio Chaffai voleva uccidere: la dinamica e il punto in cui la lama del coltello sono entrati nel costato di Hadj inducono l'accusa a ritenere sussistente non un meno grave episodio di lesioni ma proprio la volontà omicida iniziale. È verosimile che l'accusa sia partita da una pena di 9 anni per arrivare ai 5 mediante gli "sconti" derivanti dal tentativo e dalla scelta del rito abbreviato, ritenendo equivalenti aggravanti e attenuanti. Il difensore di Chaffai, l'avvocato Roberto Baccheschi, ha invece insistito per una derubricazione dal tentato omicidio e comunque per una prevalenza delle attenuanti sulle aggravanti, con l'obiettivo finale di ottenere una pena la più blanda possibile per un gesto grave ma, a suo giudizio, senza alcun intento omicida.  Il giudice non ha preso decisioni. Ha aggiornato l'udienza al 16 novembre per le repliche e per la sentenza. Non c'è parte civile in questo processo. Ieri nell'aula del Tribunale dove l'udienza si è svolta in camera di consiglio c'era anche lui, Mohammed Najad Hadj, ma solo in qualità di parte offesa: nessun desiderio di rivalsa, dunque, da parte del connazionale. Presente anche Chaffai, in carcere in via Saffi dal giorno della convalida.  Lui non ha parlato ieri. Ma aveva detto e ripetuto di aver fatto una sciocchezza: i carabinieri avevano intercettato le sue parole durante una telefonata fatta in arabo a casa, a Kalà, in Marocco. Poi era stato catturato il giorno successivo dai carabinieri, ai quali lui stesso aveva poi dato un appuntamento, al bar Monica di Sant'Antonio: «Sono qui». Fuga di 20 ore chiusa comunque con un breve, ultimo tentativo di sottrarsi alla cattura. La fuga di Chaffai era stata tenuta costantemente sotto controllo grazie ai riscontri telefonici. I carabinieri avevano saputo praticamente in tempo reale dove era, con chi parlava e cosa stava dicendo. Non solo avevano messo in campo le unità cinofile ma avevano tenuto sotto osservazione la comunità marocchina in provincia, specie i connazionali abitanti nelle vicinanze. Alle 14,22 di venerdì 5 la telefonata al 112 che annunciava la resa: «Sono l'autore dell'accoltellamento, sono al bar Monica». Tre minuti dopo i militari erano già lì. P.S.

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