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Mabro, gli industriali fiduciosi per il futuro delle vestaglie azzurre
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GROSSETO. Un accordo che ha centrato in pieno l'obiettivo dell'azienda e quello dei lavoratori. La lettura dell'Unione industriali dell'accordo firmato ieri tra le parti sociali e la Mabro, è una lettura limpida. All'associazione degli industriali conoscono bene il valore aggiunto dell'azienda di abbigliamento. Un valore aggiunto che ha comunque fatto mantenere alla Mabro quote di mercato importanti in un periodo di crisi che sta erodendo lavoro e risorse per molti. Serviva un accordo che non avesse costi eccessivi da parte dell'azienda. «E il contratto di solidarietà offre questo - spiega il direttore dell'Unione industriali Antonio Capone - e soprattutto garantisce anche ai dipendenti un po' di tranquillità in più». Tranquillità, perché con il contratto di solidarietà l'azienda non può cambiare vento e licenziare. «Serviva un taglio dei costi - aggiunge - e con questa operazione ci siamo riusciti. Certo, è stata una scelta sofferta, una trattativa che fin dall'inizio ha dovuto superare un percorso a ostacoli per arrivare alla sua conclusione. Ma quello firmato lunedì sera è stato il miglior accordo possibile». Nessuno ha scelto la cassa integrazione straordinaria, che avrebbe garantito da subito l'anticipo degli stipendi da parte della Regione. «Scegliere la cigs - spiega Capone - significava scegliere uno strumento che per alcuni poteva essere un ponte per la pensione. I lavoratori hanno deciso di restare in fabbrica, nonostante lo stipendio cominceranno a riscuoterlo più avanti e nonostante che alcuni di loro lavoreranno a pieno regime ed altri con un orario del 25%». L'operazione serviva per abbattere i costi del lavoro di almeno il 50%. Perché, conti alla mano, alla Mabro per andare avanti e ricominciare a guadagnare, bastano circa 130 dipendenti. La metà di quelli che indossano, oggi, la vestaglia azzurra o siedono dietro la scrivania. «È un'azienda che ha ancora ampie quote di mercato - spiega Capuano - e con la scelta del contratto di solidarietà per un anno, se le cose cambiano e il mercato torna a muoversi, i dipendenti possono riprendere il loro posto di lavoro». In sostanza, con questo accordo, lo stipendio anche se un po' più basso, lo prendono tutti. «Ci sono i posti di lavoro in gioco - aggiunge Capuano - ma c'è anche uno sforzo, da parte della Royal Tuscany Fashion di andare avanti. D'altra parte la società ha acquistato l'azienda un mese prima di entrare in una crisi di queste dimensioni. Ma il progetto e il piano aziendale che è stato presentato è il progetto di imprenditori che ci credono e che vogliono andare avanti». Aspettando le prossime scadenze: il contratto d'affitto del ramo aziendale, il 31 agosto dell'anno prossimo ma anche conoscere le sorti di Abbigliamento Grosseto. Incognite che pesano sul futuro della fabbrica delle vestaglie azzurre, ma che sembrano non spaventare, per ora, gli industriali.
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