Il Tirreno

Grosseto

«I Comuni possono uscire dal Coseca»

Il presidente Valente spiega in cosa consiste il nuovo statuto

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 SCARLINO. Roberto Valente, presidente del Coseca, ribatte alle accuse di Rinascita di Scarlino, spiegando in cosa consiste il nuovo statuto. Rigetta le critiche dell'opposizione scarlinese che denunciava un "matrimonio inscindibile" tra Comuni e società.  «Una cosa è lo statuto della società - dice Valente -, un'altra è il contratto di servizio. Quest'ultimo viene rinnovato ogni anno con il Comune. Fino a 4 mesi prima della scadenza del contratto, se un'amministrazione si ritiene insoddisfatta del servizio, può tranquillamente recedere il contratto. Ma il contratto stesso viene stabilito con il Comune in base ai lavori (raccolta rifiuti, pulizia delle strade, etc.) di cui necessità e delle capacità economiche di cui dispone. L'amministrazione dice qual è il servizio che vuole e noi, in base alle sue capacità, lo organizziamo. Così è fino ad oggi (con il soggetto unico potrebbe cambiare questa opzione - ndc)». Valente poi spiega, in riferimento allo statuto, che i comuni sono liberi di uscire dalla società quando vogliono. Del resto, il Coseca è una società per azioni a capitale pubblico. «La scadenza al 2050 è il vincolo della società inserito nell'elenco imprese alla Corte dei Conti. Ma se i comuni azionisti, vogliono chiudere prima il Coseca non hanno problemi. Così come se un singolo Comune vuole uscirne, cedendo tranquillamente le sue azioni».  L'analisi di Valente a questo punto si snoda su due piani: quello politico e quello tecnico. «Mi dispiace che si continui a strumentalizzare il Coseca. Tutti vorrebbero strade pulite come i pavimenti di un bagno o che si andasse a raccogliere l'immondizia direttamente davanti al portone. Ma questo non è possibile. La finanziaria, a forza di tagli, ha tolto sempre più risorse ai Comuni. Per questo il servizio continuerà ad essere uguale, perché le amministrazioni non possono spendere di più. Per migliorarlo, occorrerebbe andare a pescare nelle tasche dei cittadini». E il piano tecnico? «Dicono - risponde - che i servizi non vanno bene; ma se sono i Comuni a stabilirli? Il Coseca può essere accusato sulla qualità dei servizi, ma non sulla quantità: quella la decidono i Comuni». Valente chiude invitando le opposizioni al confronto e alla discussione. A. F.

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