Sicurezza
Lappello della lista civica sul Parco della Rimembranza costruito un secolo fa
«L'incuria ha mangiato il Monumento»
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PARCO RIMEMBRANZA Il monumento ai caduti della Grande guerra 2 MINUTI DI LETTURA
CASTELDELPIANO. A Castel del Piano la lista civica "Per un comune di tutti", dopo aver appuntato sul suo blocco notes le osservazioni su alcune piazze del paese, Piazzone, piazza Vegni, parco del tennis e parco dei cigni, adesso attacca l'Amministrazione comunale anche sul monumento, il parco della Rimembranza e critica la conservazione di un luogo sacro alla memoria. «Diceva Orazio duemila anni fa "Exegi monumentum aere perennius" ossia ho eretto un monumento più duraturo del bronzo, riferendosi alla sua arte letteraria. Anche coloro che tra gli anni '20 e '30 disegnarono e costruirono il parco della Rimembranza (comunemente chiamato "il monumento") avevano senza dubbio in testa l'ambizione di conservare per le generazioni future un ricordo del terribile sforzo patito dalla comunità "Ciola" nel corso della grande guerra del'15-'18» ricordano quelli della civica. «A distanza di tempo il nome di quei militi è in molti casi illeggibile, visto che le targhe commemorative collocate alla base dei pini che circondano la piazza sono gravemente deteriorate. Si badi bene, questa non è retorica militarista di vecchi patrioti, bensì un giusto e doveroso appello che vogliamo sia ascoltato perché si conservi la dignità del nostro passato. La piazza del monumento è la più bella porta d'ingresso di Castel del Piano, uno spazio dalle architetture trionfali e dalle forme verticali che stupiscono e compiacciono il visitatore. Eppure i segni dell'incuria sono evidenti. La segnaletica orizzontale dei viali e di via Roma è quasi invisibile e ciò rende più rischioso di quanto già non sia l'attraversamento di questa trafficata strada. Le grandi mattonelle del percorso pedonale che si allunga parallelamente alle conifere sono in qualche caso sconnesse, frantumate e sepolte. Le radici dei pini fuoriescono dal terreno come robusti serpenti di legno che insidiano con le loro gobbe e protuberanze l'equilibrio di coloro che passeggiano. Le panchine di pietra sono tristemente decrepite, attraversate da spaccature e gli spigoli di alcune di loro sono persino stati distrutti. Non ci piace denunciare quotidianamente l'esistenza di situazioni di degrado. Non ci piace ma abbiamo il dovere di farlo, non tanto e non solo perché sediamo nell'assemblea del paese, quanto perché siamo cittadini tra i cittadini e come tali parte di una società civile attenta e severa». (f.b.)
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