Sicurezza
Via Sonnino, la pazienza è finita
Da anni carcasse d'auto e ferraglie: i residenti protestano ma agire è difficile. Bonifazi ci prova, «se serve andrò in Procura»
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GROSSETO. Se in centro storico il degrado è da allarme rosso, non va meglio in periferia. I problemi iniziano già alle porte della città e in particolare per chi arriva da Roma. Su viale Sonnino l'accampamento di auto e roulotte di "Ape", al secolo Michele Rossi, 41 anni, titolare fino alla scorsa primavera dell'omonima autofficina e autolavaggio. Dopo anni di battaglie legali, ad aprile "Ape" è stato sfrattato dal suo esercizio, ma è rimasto con le sue vecchie auto - alcune d'epoca - le due roulotte dove abita e tutto il suo armamentario di ferraglia, lungo la strada. Dove - secondo la denuncia di una cinquantina di residenti che neanche due mesi fa hanno firmato una petizione per cacciarlo - non si fa scrupolo a farsi la doccia, a verniciare le carrozzerie e gettare la vernice nei tombini, ad accendere barbecue. La pazienza dei residenti, che da anni non trovano parcheggio perché tutto occupato da vecchi macinini e devono convivere con un bivacco sotto le finestre, è finita. E anche quella del Comune. «È un caso complesso - spiega il sindaco - perché Rossi ha creato le condizioni per essere difficilmente attaccabile dal punto di vista legale. In seguito ad appostamenti anche in borghese di polizia municipale e di Stato, fu sanzionato per diversi episodi. Ma le auto hanno assicurazione e bollo collettivi, alcune sono riconosciute d'epoca e così per la polizia municipale rimuoverle diventa difficile, anche perché non c'è una legge che vieta di lasciare l'auto in sosta oltre un certo tempo. Si tratta sicuramente di un modo furbesco di agire che va contrastato perché lede gli altri cittadini». Ieri mattina dall'ufficio del sindaco è partita una lettera a tutti i dirigenti comunali per comunicare lo stato di massima attenzione sul caso e, soprattutto, sono stati allertati i vigili urbani. «Lo tartasseremo di controlli - promette il sindaco - fino a trovare il pelo nell'uovo. Non è persecuzione, ma un'azione per l'interesse pubblico. E se non basterà, mi rivolgerò alla Procura. Sono anni che va avanti questa storia, lui ne fa una questione di sopravvivenza, dice di essere disperato. Ma questa non può essere una scusa per non rispettare le regole minime della convivenza».
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