Il Tirreno

Grosseto

I pusher servivano anche Orbetello, l’inchiesta ha preso il via dopo l’omicidio di piazza della Vasca

Maxi condanne per un giro di droga

Federico Lazzotti
<b>INCHIESTA.</b> Ha preso il via dopo l&#146;omicidio di piazza della Vasca
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INCHIESTA. Ha preso il via dopo l’omicidio di piazza della Vasca

Nei guai anche un imprenditore grossetano accusato di favoreggiamento

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 GROSSETO. C'è anche un noto imprenditore grossetano, accusato di favoreggiamento, tra le persone coinvolte nel processo che riguarda un maxi giro di droga scoperto in Maremma dai carabinieri di Orbetello e dalla squadra mobile tra il giugno del 2008 e il luglio dell'anno successivo. Sei dei principali indagati hanno scelto il rito abbreviato al termine del quale il giudice li ha condannati a pene comprese tra i cinque anni e i due mesi. Quattro le persone arrestate durante le indagini, mentre gli inquirenti hanno sequestrato quasi mezzo chilo di cocaina.  L'inchiesta è inziata all'indomani dell'omicidio avvenuto in piazza della Vasca il 23 giugno del 2008, nel quale fu ucciso con una coltellata alla gola Besim Ndrevtaj, 24 anni. Durante il sopralluogo nell'appartamento della vittima, la polizia scoprì 50 grammi di cocaina intuendo che il movente era molto probabilmente la droga e non, come si pensava in un primo momento, l'amore di una donna.  Due mesi più tardi Emanuela Pira, personaggio coinvolto in un'altra inchiesta, sempre per droga, racconta a un agente della squadra mobile che il giorno dell'omicidio della Vasca era andata a casa dell'assassino, Altin Kadrija, facendo sparire un quantitativo importante di stupefacenti. Arriva così un'ulteriore conferma all'ipotesi della polizia sul movente del delitto.  Scavando tra le conoscenze sia della vittima che del suo assassino, gli investigatori scoprono, passo dopo passo, una rete di spacciatori, composta per lo più da albanesi e turchi, che riforniscono di droghe la zona tra Orbetello e Grosseto.  Le due figure principali della vendita - scrive il giudice - sono la Pira su Orbetello e Aleksander Selmanaj, arrestato il 14 gennaio del 2009 con tre etti di coca, a Grosseto. La droga - secondo gli investigatori - viene portata in Maremma da due corrieri che hanno il nome di Astrit Kanaj, 29 anni, e Fabian Canaj, un anno più giovane del collega. Ci sono poi una serie di piccoli spacciatori, tra cui lo stesso Kadrija Tarik Sagirli, detto il turco, e Michele Araba, legato a un altro filone dell'inchiesta.  È all'interno delle intercettazioni telefoniche compiute dagli inquirenti su questi personaggi e sui loro traffici che emerge in più di un'occasione il nome dell'imprenditore Massimiliano Cantini 39 anni, socio, tra l'altro, del locale, il Pepe Nero.  Il suo ruolo - scrive il giudice - è di «consumatore finale». Intercettazioni e le deposizioni degli stessi pusher lo confermano alla polizia giudiziaria che convoca l'imprenditore grossetano in questura il 14 luglio del 2009. Ma - si legge nella sentenza - Cantini nega qualsivoglia cessione di cocaina in suo favore da parte dei due accusatori.  Secondo il giudice Marco Mezzaluna l'imprenditore in quell'occasione ha mentito favorendo in qualche modo la posizione dei due spacciatori. È per questo che lo ha condannato in primo grado a due mesi di reclusione oltre al pagamento delle spese processuali. Quella per Massimiliano Cantini è la sentenza più mite delle sei. Altin Kadrja e Tarik Sagirli sono stati condannati a 3 anni e 20 mila euro di multa, Aleksander Selmanaj a 5 anni e 40 mila euro, Astri Kanaj a 4 anni e 8 mesi.

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