Il dolore
Cani randagi affidati col fai da te
Francesca Ferri
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CANI. Abbandonati dai padroni Giacolini: «Raccolti e mai arrivati ai canili»
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ARCIDOSSO. Amiata, canile fai da te. Dopo i casi di pecore trucidate da cani inselatichiti denunciati nei giorni scorsi, i quattro zampe continuano a popolare le cronache di montagna in provincia di Grosseto. Questa volta, però, non si tratta di fauci affilate e spaventose, bensì di musetti spauriti che si sono persi. Cani ai quali, secondo la denuncia dell'Enpa, alcuni Comuni amiatini non fanno seguire l'iter previsto per legge per essere riconsegnati ai padroni o dati in adozione. Il caso riguarda Arcidosso e Castell'Azzara. «Nelle scorse settimane - spiega la presidente provinciale dell'Enpa, Marlena Giacolini - un cittadino di Montelaterone aveva notato un cane randagio. È riuscito ad acchiapparlo, ha chiamato i vigili urbani perché avvertissero il gestore del canile di Ribolla, convenzionato con Arcidosso e con il resto della Comunità Montana, ma dal Comune nessuno si è fatto vivo. Lo stesso episodio è accaduto a Castell'Azzara, dove un cane è stato raccolto da una signora, preso in custodia dal Comune, ma non è mai arrivato al canile». Il sospetto che i cani siano stati "sistemati" in famiglie della zona senza passare dal canile è confermato dagli stessi primi cittadini, che non fanno mistero di preferire percorsi, per così dire, "casalinghi" per trovare alloggio ai cani ritrovati in zona. «Il caso segnalato nel nostro Comune - spiega Emilio Landi, sindaco di Arcidosso - ci ha lasciati un po' perplessi perché quando l'uomo che ha trovato il cane ha chiamato i vigili, aveva già tutta l'intenzione di portarlo in un canile preciso con cui aveva già preso accordi. La procedura non è questa, perché è il Comune a decidere come gestire il cane. E, infatti, prima di passare per il canile, di solito cerchiamo da soli il padrone, mettendo annunci o col passaparola, soprattutto per i cani dei cacciatori che qui si conoscono tutti. Nel frattempo gli animali sono ospitati da privati. Io stesso l'ho fatto un paio di volte. Non è solo un modo per risparmiare soldi, che certo non abbondano, ma anche per evitare il passaggio al canile, che comunque non fa altro che cercare il padrone». Stesso metodo, più o meno, è adottato a Castell'Azzara. «Il cane segnalato da Giacolini - spiega Marzio Mambrini, primo cittadino - non è arrivato al canile perché ha già trovato chi famiglia». Di buone intenzioni però, recita il vecchio adagio, è lastricata la via dell'inferno. «Questa procedura - tuona Giacolini - è inaudita. Sono 19 anni che la legge impone che i trovatelli passino dal canile, e per una ragione precisa: perché chi li ha persi possa andarli a cercare in un luogo di riferimento e a norma di legge. Devono passare 60 giorni prima di poterli dare in adozione se nessuno li reclama. Il resto è abusivo. Questa storia deve finire». Anche perché il randagismo, se non adeguatamente trattato, rischia di sfuggire al controllo. «Ci si lamenta - conclude Giacolini - che si formano cani inselvatichiti. Certo, se le istituzioni si disinteressano e sottovalutano il problema, è ovvio che i cani randagi facciano questa fine».
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