Italia
Alberese, dopo i danni la beffa
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DANNI E RABBIA In alto effetti della tromba daria. A sinistra Rabazzi Tromba d'aria dell'estate 2008: rabbia sui risarcimenti
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GROSSETO. Due anni fa la sua azienda subì quasi centomila euro di danni; ora - dopo domande, viaggi in Provincia, computi metrici - ne riceverà 3mila di risarcimento. Fabio Turin è un imprenditore agricolo di Alberese e la sua storia, raccontata con quell'accento che tradisce le origini venete, in questi giorni in paese è diventata un simbolo di come l'Istituzione a volte può essere matrigna, capace - quasi senza volerlo - di aggiungere la beffa al danno. Tutto inizia a Ferragosto del 2008. Una tromba d'aria (mai vista da queste parti) investe la Maremma e devasta tutto ciò che trova sulla sua strada, da Marina di Alberese a Seggiano. La bufera risale l'Ombrone, le colline, l'Amiata distruggendo tetti, serre, colture. L'attività vivaistica e agrituristica di Turin ci finisce dentro. In pochi secondi duemila metri quadrati di serre vengono letteralmente spianati. Vanno persi strutture, piantine, fiori, vasi. Un danno "tecnico" stimato in 77 mila euro con ripercussioni sui redditi degli anni a venire. Ma la tromba d'aria non risparmia nulla. Sempre nell'azienda Turin il Garden (500 metri quadrati) subisce danni per oltre diecimila euro. Nei giorni successivi la famiglia deve decidere cosa fare. Nel frattempo la tempesta ha anche prodotto la risalita del cuneo salino e una parte delle acque che servono l'azienda sono compromesse. «In questi casi sappiamo che i risarcimenti pubblici sono nell'ordine dell'otto-dieci per cento, venti per cento al massimo - spiega Fabio - qualora, e non è scontato, venga riconosciuto lo stato di calamità. Abbiamo deciso così di lasciar perdere la ricostruzione della serra. Ci siamo rivolti anche alle banche ma non c'erano proprio le condizioni economiche per poter intervenire. Riaggiustammo, invece, il Garden con un investimento di circa diecimila euro. Tutto fatturato. E adesso su quelle fatture ho ricevuto un assegno di tremila euro. Il resto non è stato preso in considerazione nonostante nella mia denuncia e poi nella successiva domanda di rimborso fosse tutto indicato, documentato». Ma non finisce qui. Ciò che stona e lascia perplessi è quanto accaduto, nella medesima circostanza, all'Azienda agricola di Alberese, anch'essa toccata dalla tromba d'aria di due anni fa e ampiamente risarcita, praticamente per l'intero danno calcolato. Le associazioni di categoria non l'hanno presa bene. «L'Azienda regionale - sono parole di Enrico Rabazzi, presidente provinciale della Cia - beneficia continuamente di finanziamenti pubblici (fondi regionali e comunitari), ottiene contributi e incentivi che coprono percentuali elevate degli investimenti, dei rischi o degli imprevisti e, almeno stando alla percezione che abbiamo noi, sembra fare concorrenza, sleale, alle realtà aziendali private presenti sul territorio. La famiglia Turin, a seguito della tromba d'aria del 15 agosto 2008, ha dovuto ridimensionare le sue attività. L'Azienda agricola regionale di Alberese no, avendo ricevuto da Artea - su mandato della Regione Toscana - 300 mila euro di liquidazione a fronte di 331 mila di danno. Questo è inaccettabile». "Dagli agriturismo alle aziende (grandi e piccole) che gravitano nell'area parco, tutti e da tempo hanno messo nel mirino questo tipo di gestione - prosegue Rabazzi - ed è giusto che gli associati evidenzino, ad alta voce, certe contraddizioni. In questo caso, poi, si è sfiorato il paradosso. Noi abbiamo fatto una lettera all'assessore regionale Salvatori - conclude il dirigente della Cia - in cui lo invitiamo a decidere, una volta per tutte, in modo chiaro, cosa fare dell'Azienda agricola di Alberese perché l'unica cosa certa è che così non si può andare avanti».
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