Sicurezza
Fece lo sciopero della fame: assolto in appello
Pierluigi Sposato
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INGIUSTAMENTE IN CELLA. Il carcere di via Saffi «Con la droga non c'entro». Ora la causa per ingiusta detenzione
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GROSSETO. Quattro anni fa aveva fatto lo sciopero della fame in carcere: «Sono innocente, con quella storia di droga non c'entro nulla». Era stato tenuto sotto controllo dal personale della polizia penitenziaria perché per oltre una settimana non aveva accettato né cibo né acqua. Poi due anni fa era stato condannato in primo grado: 4 anni e 20mila euro per detenzione e spaccio di cocaina, poco più di 64 grammi trovati dalla guardia di finanza che aveva effettuato un controllo sul sagrato del Sacro Cuore. Già tornato libero nell'udienza in cui vi era stata la ritrattazione del teste dell'accusa, adesso impegnato come volontario alla parrocchia del Cottolengo dove si occupa della manutenzione, si è visto assolvere dalla Corte di appello di Firenze: non ha commesso il fatto, secondo comma dell'articolo 530 del codice, la vecchia insufficienza di prove. Né lui né i due coimputati, anch'essi all'epoca arrestati. Torna a sorridere Ignazio Figus, 54 anni, originario della Sardegna. E con lui Emiliano Martino, 29 anni, e Pio Francesco Maturo, 31 anni. Eppure Figus aveva paura enorme di tornare in carcere, quando assistè all'udienza di appello cui era stato presente. La prima sezione penale (presidente Turi) ha prosciolto tutti e tre per quell'episodio dell'ottobre 2006, nato da un controllo su un giovane che aveva detto di aver appena acquistato una dose di droga dal terzetto che si apprestava a dormire dopo aver preparato dei giacigli di fortuna. Le fiamme gialle avevano trovato un astuccio di cui Maturo pareva particolarmente preoccupato. Successivamente, lo stesso Maturo aveva scritto rivendicando la paternità della droga e scagionando gli altri. Scrivono adesso i giudici di secondo grado che «la sola vicinanza della scatola ai tre giacigli, in uno spazio che si ha motivo di ritenere non particolarmente ampio, non è sufficiente a dar prova certa del fatto che il non trascurabile quantitativo di cocaina, custodito nell'astuccio, costituisse patrimonio comune dei tre imputati». C'erano poi altre scatole e buste, come se ciascuno avesse un proprio bagaglio. Non c'è certezza né della codetenzione né dell'appartenenza a Maturo, dicono i giudici di appello: «Questi potrebbe essere stato solo consapevole del contenuto della scatola e per tale ragione, pur non essendo codetentore della cocaina, preoccupato di un suo coinvolgimento nel reato. Il comportamento di Maturo appare dunque elemento indiziario ambiguo, di non univoca interpretazione, che indebolisce al tempo stesso sia l'ipotesi del concorso di tutti gli imputati nella detenzione dei 60 grammi sia la prova dell'esclusiva appartenenza a Maturo». I magistrati fiorentini non attribuiscono particolare valore alla lettera di Maturo («solo firmata e non scritta di pugno»), persona che ha avuto qualche problema. Mentre la Procura generale aveva chiesto la conferma della condanna, i difensori di Maturo (Lottini) e Martino (Carnicelli) avevano sollecitato l'assoluzione, mentre quello di Figus (Baccheschi) un nuovo processo. Per Figus però non finisce qui. Ha intenzione di intentare causa per l'ingiusta detenzione subita, quasi 8 mesi di inferno.
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