Finanza
«Città a rischio impoverimento»
Enrico Pizzi
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LALLARME. Del sindacato per i tagli ai servizi sociali L'allarme della Cgil sull'ipotesi di tagli ai servizi
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GROSSETO. Solidali con il Comune, costretto dai tagli governativi, a rivedere i servizi ma fortemente critici, sempre con il Comune perché sfugge il confronto con le parti sociali sulle scelte da fare, nel bilancio di previsione. La Cgil di Grosseto, insieme al sindacato pensionati (Spi), a questo gioco non ci sta e rilancia la richiesta, già fatta nei mesi scorsi, di «un processo partecipato di elaborazione del bilancio, ma il sindaco Bonifazi - dicono il segretario generale Lorenzo Centenari e la segretaria dello Spi, Carla Burgassi - ha detto di voler tenere delle assemblee pubbliche nei quartieri per interpellare i cittadini su dove ridurre la spesa a fronte dei tre milioni di tagli governativi. Anche questo è un modo per mettere le persone al corrente di quel che sta avvenendo ma chiediamo comunque un incontro con il Comune per illustrare il nostro punto di vista». L'occasione della polemica nasce con l'annuncio, fatto dall'assessore al bilancio Paolo Borghi, che nel 2011, a causa dei 3 milioni di euro tagliati dallo Stato, il Comune sarà costretto a rivedere l'Isee, cioè i criteri attraverso i quali vengono calcolate esenzioni e agevolazioni sul pagamento di servizi come la mensa e il trasporto scolastico o la casa di riposo. La sostanza è che saranno sempre meno quelli che potranno non pagare il costo effettivo del servizio. La Cgil è convinta della bontà della scelta di differenziare le compartecipazioni dei cittadini ai costi dei servizi sulla base del reddito, anzi plaude alla decisione della Regione di sostituire l'Isee con un redditometro che prenda in considerazione anche altri parametri come le proprietà immobiliari o le auto. Il sindacato non accetta, però, che l'unica scelta sia tra aumentare le tasse o tagliare i servizi. «Occorre puntare, invece - dicono Centenari e Burgassi - su una selezione migliore della spesa pubblica, scegliendo di dare priorità ai servizi sociali rispetto ad altri tipi di spesa, che hanno oggettivamente una rilevanza minore per la qualità della vita delle persone». Carla Burgassi, poi, è più esplicita. Anche spese utili diventano superflue in tempi di vacche magre e «mi chiedo - dice - che senso abbia investire in quello che viene definito il salotto buono della città quando mancano le risorse per continuare a dare servizi ai cittadini». La Cgil fa anche notare che non ci sono solo situazioni di povertà cui prestare attenzione. «Chiediamo al Comune di Grosseto, come a tutti gli altri - dicono Carla Burgassi e Lorenzo Centenari - di tenere conto del fatto che oltre alla tutela delle tradizionali fasce di povertà ed emarginazione, oggi bisogna anche pensare al ceto medio, che sta subendo un processo d'impoverimento e di peggioramento delle condizioni di vita». Insomma, servizi a domanda individuale più costosi eroderebbero ulteriormente il reddito di una fascia della popolazione che non è ancora "povera", ma che potrebbe facilmente diventarlo.
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