Il Tirreno

Grosseto

Massa Marittima. Un anno con il condono per le irregolarità avvenute fino all’estate 2004

Condannato ex direttore di banca

<b>MASSA MARITTIMA.</b> La sede della filiale di Banca Toscana
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MASSA MARITTIMA. La sede della filiale di Banca Toscana

Aveva tenuto per sé quasi 720 mila euro, dovrà anche pagare i danni

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 MASSA MARITTIMA. Condannato a 1 anno, 900 euro e a risarcire l'istituto di credito - intanto con una provvisionale da 100 mila euro - l'ex direttore della filiale di Massa Marittima di Banca Toscana, Stefano Zeroni, 39 anni, abitante a Pietrasanta, imputato di appropriazione indebita per quasi 720 mila euro prelevati dai conti correnti di ignari clienti. Il giudice Puliatti ha applicato il condono.  Il funzionario, assistito dall'avvocato Bagattini di Firenze, era finito nei guai dopo le lamentele di alcuni clienti e dopo che un'inchiesta interna aveva accertato numerose irregolarità. Secondo l'imputazione, Zeroni avrebbe tenuto per sé ben 718.865 euro, giustificando gli ammanchi con operazioni abusive e rapporti fittizi. Irregolarità andate avanti fino all'estate 2004 e che erano emerse, tra l'altro, quando l'allora presidente della Massetana, Sirio Panerati, si era presentato chiedendo i tempi di accredito di alcuni titoli venduti. Il giudice ha condannato Zeroni anche per essersi appropriato di 50mila euro che una famiglia massetana gli aveva consegnato (materialmente lo aveva fatto la figlia dei coniugi, oggi poco meno che settantenni, che avevano stipulato una compravendita) con l'accordo di versare la somma sul conto corrente. Un episodio del luglio 2004 per il quale la famiglia non si è costituita parte civile (ha rinunciato dopo essere stata risarcita con 36mila euro) ma per il quale la giustizia ha proceduto d'ufficio. La banca, costituitasi parte civile con l'avvocato Sabrina Viviani, aveva chiesto una provvisionale da 650 mila euro. Andrà davanti al giudice civile per la quantificazione totale del danno.  Le motivazioni della condanna (pena sospesa e non menzione) saranno depositate entro 60 giorni. A sostenere l'accusa è stata il pm onorario Fidelia Dompetrini. Al termine della requisitoria, aveva chiesto 1 anno, 4 mesi e 1.000 euro, contestando due aggravanti: la rilevante entità delle somme e l'abuso delle prestazioni d'opera. Perché la condanna? Perché l'ispettore Dal Porto, incaricato dalla banca di effettuare l'indagine interna, aveva chiarito che le operazioni individuate come irregolari erano tutte partite dal computer di Zeroni, di cui lui solo aveva la password di accesso. Inoltre, di queste operazioni fittizie non sarebbe stata rintracciata la necessaria documentazione: ad esempio, per ottenere un prestito come anche per aprire un conto corrente occorre un vero e proprio contratto, che non è stato reperito (solo firme su distinte). Ma c'è dell'altro: l'accusa ha sostenuto non solo la mancanza della documentazione contabile prevista ma ha anche sottolineato che Zeroni aveva disposto - sempre dal suo terminale - le variazioni del domicilio di posta dei clienti. In altre parole, aveva dato disposizioni affinché gli estratti conto e tutte le altre comunicazioni con i clienti venissero domiciliati tutti presso la banca. Nessuno dei clienti, così, sarebbe venuto a conoscenza diretta - tramite posta ordinaria recapitata a casa - di ciò che stava accadendo ai propri soldi. In un caso, ha aggiunto Dompetrini citando ancora Dal Porto, l'indirizzo variato corrispondeva a una zona di piena campagna a Valpiana, priva di abitazioni. Segnale chiaro questo, secondo l'accusa, delle intenzioni dell'ex direttore. Sentiti decine e decine di correntisti nel corso delle udienze, per fare chiarezza sulla correttezza o meno dell'operato di Zeroni, conosciutissimo in una cittadina dove è facile stabilire rapporti e creare un clima di fiducia. Una fiducia di cui, secondo l'accusa, Zeroni si sarebbe approfittato.  Questi, sentito dall'ispettore nel dicembre 2004, aveva ammesso alcune responsabilità. Ma in aula, dove ha reso dichiarazioni spontanee, ha parlato di indagini superficiali da parte dell'istituto di credito, evidenziando anche la mancanza di considerazione per le immagini riprese nel suo ufficio dalle telecamere interno, immagini che avrebbero potuto a suo dire fare maggiore chiarezza.  Nessun tipo di complicità da parte dei dipendenti della banca (erano 5) è emerso nel corso del dibattimento.

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