La manifestazione
Vitigni "autoctoni" per un vino diverso
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VITIGNI. Alla riscoperta di quelli autoctoni Un'associazione tenta di valorizzarli, in Maremma e all'isola d'Elba
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GROSSETO. Basta con i vini a sapore ormai unico, globalizzato: anche in Maremma c'è chi lavora, insieme all'enologo Marco Stefanini, sulla riscoperta e la valorizzazione dei vitigni autoctoni. Sulla riscoperta quindi di quelle specie rare, o magari dimenticate da tempo in nome della rincorsa ai vini più... "ruffiani", che offrono varietà e aprono al tempo stesso nuove strade per il mercato. In Provincia l'associazione Autoctuve ha presentato, venerdì mattina, i risultati dei primi tre anni di attività. Un appuntamento che ha visto la presenza di un luminare, il professor Mario Fregoni, già docente di viticoltura alla Cattolica di Piacenza e presidente dell'Oiv, una sorta di Onu dei vini, a spiegare la necessità, in un mondo globalizzato, in cui ormai tutti i vini che siano prodotti in Toscana, in Sudafrica o in California, rischiano di avere gli stessi sapori, quelli che sono più facili per il mercato, di riscoprire, valorizzare e tutelare i vitigni autoctoni, quelli che tradizionalmente sono coltivati in determinati territori. Ce ne sono 10mila nel mondo e 3mila solo in Italia, «ma soprattutto - dice Fregoni - il mio impegno è nel riscoprire i vitigni più rari, perché proprio grazi a questi è possibile riscoprire quella varietà e quella diversità di sapori nei vini che richiamino un territorio». Ci sono vitigni - Sangiovese compreso, visto che, sebbene diffuso in tutta Italia, può essere considerato, a ragione, vitigno tradizionale in Toscana - la cui presenza in un territorio come la Maremma è accertata da secoli e alcune imprese della provincia di Grosseto e dell'Elba hanno deciso di puntare sulla riscoperta e valorizzazione di questi vitigni. Dal 2007 si sono unite in un'associazione, Cammino Autoctuve, che costituisce una sorta di presidio contro la globalizzazione dei gusti. Piero Tintori, della Fattoria Il Pupillo, una delle imprese associate ad Autoctuve, sottolinea come la valorizzazione dei vitigni autoctoni sia un po' una forma di riscoperta anche della storia e della cultura locale. Certo non per tutti i vitigni la strada è in discesa. Per fare qualche esempio, c'è l'Aleatico, che come passito, apre porte che altri vini non sono in grado di aprire, e c'è il Vermentino, tra i bianchi, che sta dando grandi soddisfazioni, ma c'è anche il Canaiolo, su cui il lavoro da fare è ancora molto. Il cammino, però, è iniziato. E percorrendo questa strada si possono creare profumi e sapori inediti, impossibili da riprodurre altrove. In fondo, il merlot, si coltiva quasi in tutto il mondo, ma l'aleatico ce l'abbiamo solo noi. (e.p.)
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