La manifestazione
«Brogli alle elezioni islamiche»
Federico Lazzotti
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LINCONTRO. Il presidente Marras con i vertici della comunità islamica L'accusa degli esclusi: i votanti sono la metà, non parlino a nome di tutti
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GROSSETO. Elezioni irregolari, voti gonfiati e soprattutto la diffida, da qui in avanti, a «parlare a nome di tutta la comunità islamica». A una settimana dalle consultazioni per l'elezione dei vertici della comunità musulmana arriva l'attacco dei presidenti di Follonica, Paganico e Sorano. Sono tre i punti sui quali la comunità islamica si divide. Il primo riguarda l'organizzazione delle elezioni di domenica scorsa. «Con il presidente Mohamend Rhallab - spiega il Khouribech Abdekmajid che guida la comunità di Follonica - nell'ultima assemblea avevamo deciso, tutti insieme, anche con i dissidenti, di andare alle elezioni il prossimo marzo. In una settimana, invece, sono state organizzate consultazioni senza che la comunità fosse informata per scritto come prevede lo statuto e alle quali nessuno ha potuto partecipare. Io ad esempio mi sarei voluto candidare, ma non mi è stato permesso perché faccio parte di un'altra associazione. Questa è democrazia - si domanda - ecco perché noi non le riconosciamo come valide. Poi c'è la questione dei numeri. Il comitato elettorale, dopo lo spoglio delle schede, ha annunciato che i votanti erano stati trecento. Numeri che adesso vengono contestati e messi in discussione. Tanto da far gridare ai brogli. «Non sono andati a votare in trecento - insiste Mohammed Elmhazouzi, presidente della comunità di Paganico - ma in 176 e chi ha vinto ha ottenuto 69 voti, 48 ne ha presi il secondo, 39 il terzo e 20 l'ultimo». L'ultima proiezione prima dello spoglio, intorno alle 18.30 di domenica, parlava di circa 110 votanti. Possibile, si sono domandati in molti leggendo il risultato finale, che in poco più di tre ore si siano presentati in via Irlanda il doppio dei votanti delle dieci ore precedenti? Il neoeletto presidente, il tunisino Anouar Khassim, non ci sta e rispedisce le accuse al mittente: «In ogni caso il numero dei votanti non è importante. L'importante - prosegue - è che per la prima volta a Grosseto ci sia stato un momento di democrazia all'interno della nostra comunità dopo dodici anni di buio. Noi siamo una comunità che in tutta la provincia conta tremila persone. Al massimo alle elezioni di domenica scorsa avrebbero potuto presentarsi in seicento, c'era ancora la vendemmia e abbiamo avuto solo una settima per informare i possibili elettori». Ma il problema che pone la vecchia guardia agli scissionisti è un problema di rappresentanza legata ai numeri. «Da quando ci sono state le consultazioni - spiegano - il presidente e i suoi uomini parlano a nome di tutta la comunità musulmana con i rappresentanti della società civile. Questo non possiamo accettarlo perché dietro a questa gente non ci sono tremila islamici ma 174 persone, per lo più parenti e amici». Il prossimo passo - ammettono senza giri di parole dal nuovo direttivo - «è la realizzazione al più presto di una moschea fuori dal centro» abbandonano il progetto di costruire la casa di Allah all'ex cinema Marraccini. Nell'attesa, intanto, sono iniziati i lavori di ristrutturazione nella moschea di via Irlanda. Mentre la bufera sul voto non si è ancora placata.
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