Il Tirreno

Grosseto

Cani uccisi, il veterinario Asl «Ci sono contrasti tra i pastori»

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 ROCCALBEGNA. L'episodio dei cinque cani da pastore di razza Maremmana, uccisi col veleno nei pascoli di Roccalbegna, porta alla luce una realtà complessa, di non facilissima soluzione, anzi irta di mille difficoltà, dove è davvero difficoltoso, secondo gli esperti, stabilire da che parte stia la ragione. Nel caso in questione, il proprietario dei cani Giacomo Franceschelli che si è visto avvelenare 5 dei suoi cani da pastore nella sua proprietà di Pescinello dove manda a pascolare il suo gregge, ha subito sicuramente un danno affettivo, oltre che economico.  Secondo l'allevatore i cani uccisi erano innocui.  «Sono cani che vivono con le pecore - insiste - e mai si sognerebbero di far loro del male. Piuttosto credo di non essere un ospite gradito nella zona in cui lavoro».  Ma visto l'esito della storia, altri potrebbero aver avuto, più di una differente ragione.  Un chiarimento in merito alla vicenda, sebbene in parte, arriva da Franco Ulivieri, veterinario dell'Asl 9 e che conosce benissimo tutta la delicata questione delle aggressioni alle greggi.  «Preciso subito - esordisce - che non mi riferisco in particolare al caso di Franceschelli, ma alla situazione complessiva riguardante i cani pastori. Nella zona di Roccalbegna - spiega - vi sono diverse greggi sorvegliati da questo tipo di cani. Cani che, per svolgere la loro mansione, vengono, naturalmente, lasciati liberi di muoversi. Voglio dire che, mentre i comportamenti per i cani comuni sottostanno a regole precise, come il guinzaglio o la museruola, i cani da pastore, per assolvere alle loro mansioni, ossia proteggere le pecore che gli sono state affidate, devono potersi muovere».  «E questo - sottolinea il veterinario - può provocare diversi inconvenienti, anche pesanti; d'altra parte i cani lasciati liberi in una zona spesso oggetto di attacco alle greggi, non lasciano indifferenti. La soluzione della faccenda, dunque, è assai complessa e come si comprende può provocare anche contrasti fra proprietari di pecore». F. B.

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di Redazione web