Il dolore
Armati per farsi giustizia da soli
Francesca Gori
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TIRAPUGNI. Trovato dalla polizia in piazza San Francesco Fermati due giovani con un tirapugni e un coltello
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GROSSETO. Sfottò, invidia, ragazze. Violenza pronta ad esplodere all'improvviso. Tanto da avere la necessità, o meglio la sconsideratezza, di girare armati. Minorenni con il coltello in tasca, con il tirapugni d'acciaio. Di quelli che quando colpisci sembri ancora più cattivo e fai male sul serio. E lo sai bene. Piazza San Francesco è frequentata da gruppi pronti a sfidarsi. Da ragazzi che hanno pestato altri ragazzi, da giovani che si comportano come se non avessero niente da perdere. E gli uomini delle volanti lo sanno bene. Tanto da aver intensificato i controlli. Hanno fermato, negli ultimi giorni, tanti ragazzini. Controlli che non sono stati inutili, anzi. In tasca di due di loro, un romano di 20 anni e un grossetano di 17 hanno trovato proprio un tirapugni d'acciaio e un coltello a serramanico. Servivano, hanno detto i due ragazzi che sono stati denunciati per difendersi. Il ventenne con il tirapugni ha accampato come scusa agli agenti il fatto che non sapesse di non poter tenere addosso quell'oggetto. Che è comunque un'arma. Il diciassettenne, accompagnato in questura dalla madre, ha detto che il coltello serviva per difendersi. Dagli altri, da altri ragazzi come lui, pronti a menare le mani in pieno centro. A farsi giustizia da soli per questioni di poco conto. Per uno sfottò, appunto. Per uno sguardo che può sembrare, se la legge che segui è quella della strada, diverso dal solito. Minaccioso. Per una sfida. Non ci sono contrapposizioni politiche in queste esplosioni di violenza in centro, che si sono concentrate nelle ultime settimane in piazza San Francesco. Non ci sono i rossi da una parte e i neri dall'altra. Ci sono soltanto motivi banali. Le ragazze in mezzo, oggetto conteso. Non c'è nemmeno lo sport a dividere o a unire per gruppi. Non ci sono idee. C'è violenza, e voglia di farsi giustizia da soli. L'idea degli investigatori, che stanno stringendo il cerchio intorno ai responsabili della brutale aggressione ai danni di Attilio. Preso a calci e pugni in faccia e al torace. Una maschera di sangue lasciata per terra. Svenuto, dopo tutte quelle botte. La mamma di Attilio la scorsa settimana, i giovani che si ritrovano in quell'angolo del centro della città li ha guardati in faccia. Lo stesso stanno facendo i poliziotti, che stanno stringendo il cerchio intorno ai responsabili di quell'aggressione.
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