Il Tirreno

Grosseto

IL PUNTO

Ma il vero nodo è la scarsa liquidità

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Chiamatela ex Mabro, Movies, o Royal Tuscany Fashion Group. Poco conta.  Il problema è che questa azienda, così legata a questa città, dove lavorano in vestaglia azzurra tante donne maremmane, non ha più un soldo in cassa. Serve a poco, in questo momento, andare a vedere come possa essere accaduto, di chi sia la colpa.  Certo è che, accanto a un poderoso piano di riorganizzazione della rete di vendita, attualmente quasi inesistente all'estero, l'azienda ha bisogno di liquidità.  Il piano industriale presentato dai nuovi soci, doloroso quanto si vuole, a questo puntava: riempire un cassetto adesso desolatamente vuoto e garantire che, in futuro, non torni nuovamente a vuotarsi per il palese squilibrio fra costi e ricavi. Nel breve periodo sarà fatta una liquidazione straordinaria di un magazzino gonfiato fin troppo, ma servirà ad arrivare appena alla fine dell'anno.  I numeri sono impietosi. In due anni i costi fissi sono stati portati da 7 milioni di euro all'anno a poco più di 3.  Negli ultimi mesi sono stati ridotti ulteriormente, anche tagliando pesantemente fra i dirigenti. Ma a questo punto il barile è vuoto, si raschia il fondo, a meno che non si spengano anche le luci. Il fatturato, stimato a 15 milioni quest'anno da un piano industriale precedente da libro dei sogni (e a 18 nel 2011, 23 nel 2012), non arriverà a 12 milioni. Gli ordinativi sono già stati "scontati" in banca al 50%, gli ultimi al 70%. E a giugno, mese votato alla massima produzione nella moda, i dipendenti sono stati messi in cassa integrazione perché i fornitori "non fornivano più" le materie prime, perché le fatture (quasi 2 milioni, non spiccioli) erano scadute da troppo tempo.  Il costo del lavoro incide per 6,6 milioni di euro, quasi il 60% del fatturato. Troppo per andare avanti e non portare i libri in tribunale.  L'azienda chiedeva di tagliarlo di 2,5 milioni di euro, senza un licenziamento, anche se ricorrendo pesantemente agli ammortizzatori sociali.  Un tiepido sì dei sindacati, contenti almeno di non veder nessuno cacciato, è stato ieri respinto al mittente dall'assemblea. Difficile dire se sia solo un braccio di ferro per ottenere qualcosina in più. Ma l'impressione è che non ci sia "un piano B". (g.f.)

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