Il Tirreno

Grosseto

Ex Mabro, si riapre la trattativa

Francesca Gori
<b>L&#146;ASSEMBLEA.</b> Alla ex Mabro si torna al tavolo
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L’ASSEMBLEA. Alla ex Mabro si torna al tavolo

L'assemblea boccia i sindacati, chiesto il contratto di solidarietà

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 GROSSETO.Le vestaglie azzurre hanno detto no al piano presentato dai sindacati. Nulla di fatto, alla Mabro, dove i lavoratori riuniti in assemblea hanno rispedito al mittente la bozza preparata dopo l'incontro di due giorni fa con i vertici della Tuscany Fashion Group.  Ieri mattina i dipendenti dell'azienda tessile hanno deciso, all'unanimità, di rimettere un'altra volta la patata bollente nelle mani dei confederali che hanno partecipato all'assemblea. Bocciata l'ipotesi di cassa integrazione straordinaria per 80. Si va per il contratto di solidarietà e per la cigs volontaria. Una modifica pesante. Che rimette in discussione il lavoro fatto fino ad oggi. Quel lavoro che aveva fatto tirare un sospiro di sollievo ai sindacati, mercoledì mattina, e che invece ora mischia di nuovo le carte in tavola. I vertici della Mabro, con l'amministratore delegato Aldo Invitti, si sono presi un po' di tempo per fare due conti. Per capire cioè se la richiesta dei lavoratori, è accettabile o meno. Se cioè ci sono i soldi per pagare il contratto di solidarietà a tutti i dipendenti. I numeri sui quali la Tuscany Fashion Group sta lavorando per scongiurare i tagli del personale sono numeri che pesano. I sindacati erano riusciti a strappare un accordo che prevedeva 80 lavoratori in cassa integrazione straordinaria a rotazione. Lavoratori che sarebbero stati pagati dall'Inps, anche se lo stipendio, a fine mese, non sarebbe stato lo stesso di quello percepito da chi lavora. Con il contratto di solidarietà invece, a fronte delle sei ore lavorate, i dipendenti ne avrebbero riscosse 8. Una parte (il 60%) pagate dall'azienda, il 20% a carico della cassa integrazione guadagni e un 10% finanziato dalla Regione. Aggiungendo gli sgravi previsti per legge, la busta paga è molto meno leggera. Ma per attivare i contratti di solidarietà, la Mabro dovrà metterci i soldi. Quelli che servono a coprire il 60% dello stipendio di 125 dipendenti. Ora la palla torna di nuovo in mano ai sindacati, che dovranno contrattare ancora una volta con i vertici dell'azienda. Una contrattazione che potrebbe essere anche respinta e che potrebbe portare a una rottura delle trattative.  «La richiesta dei lavoratori va in una direzione precisa - dice Lorenzo Centenari, segretario provinciale della Cgil - e c'è ora bisogno di riequilibrare il mix tra cassa integrazione straordinaria e contratto di solidarietà. Dobbiamo arrivare all'incontro con la Regione con le idee chiare». Una trattativa che si sta sviluppando sul filo del rasoio di numeri che si rincorrono. Tra i lavoratori, una trentina sarebbero già disponibili ad utilizzare la cigs. «Gli strumenti che abbiamo a disposizione - dice Roberto Franceschetti, Uil tessili - sono questi ammortizzatori sociali. Dobbiamo utilizzarli nel miglior modo possibile». Sui motivi della bocciatura, da parte dell'assemblea dei lavoratori dell'accordo proposto dai sindacati, ci sarebbe la lista degli ottanta lavoratori della Mabro che avrebbero dovuto cominciare la cassa integrazione. Ottanta nomi già scritti. Un metodo che all'assemblea non è piaciuto e che avrebbe fatto saltare l'accordo. Ora c'è da aspettare la decisione dell'azienda. Sedersi di nuovo a un tavolo, quello della Regione, e capire come fare ad uscire da una crisi che sta mangiando le speranze dei lavoratori. Un'idea, questa, condivisa anche dal governatore della Regione Enrico Rossi. «Se l'accordo viene trovato sono contento». Le parole di Rossi arrivano poche ore dopo l'assemblea. «Se riusciranno a ridurre il numero dei lavoratori in produzione - ha detto Rossi - l'azienda può recuperare terreno, decollare, e tornare agli stessi livelli occupazionali. Lunedì prossimo al tavolo della crisi parleremo anche di questa situazione».

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