Finanza
Bottinelli (Lav): «Spesso ci sono legami stretti con gli attacchi al bestiame»
Attenti all'istinto predatorio
Francesca Ferri
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ISTINTO PREDATORIO Nei cani può risvegliarsi talvolta la discendenza dai lupi Fico: «Da guardiani possono diventare assassini»
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GROSSETO. Veleno per cani, caccia ai lupi. Ci sarebbe un filo rosso a legare le uccisioni di cani addestrati a badare alle greggi e gli attacchi al bestiame da parte di lupi o, più verosimilmente, di cani allo stato brado. Ne è convinto Giacomo Bottinelli, presidente della sezione grossetana della Lav, che segue da vicino le uccisioni di animali d'affezione nel Maremmano. E che, per il caso di Giuncarico, dove all'inizio di settembre è stata avvelenata una mezza colonia felina, ha sporto denuncia sia per l'uccisione dei gatti che per le minacce rivolte ai gestori della colonia da parte di un abitante del luogo. «Non conosco il caso di Roccalbegna - spiega Bottinelli - ma posso dire che in generale è appurato che ci sono vincoli stretti tra uccisioni di cani padronali e attacchi al bestiame. I cani padronali, anche se addestrati, se sono lasciati senza custodia vengono a contatto con cani inselvatichiti e si riaccende in loro l'istinto di predatori. In questi casi, rimangono fedeli al loro gregge e continuano a riconoscerlo come oggetto da tutelare, ma allo stesso tempo attaccano le greggi di altri. In questi casi, da responsabili delle morti degli animali, possono diventare loro stessi vittime della vendetta degli altri pastori». Una ricostruzione all'apparenza un po' macchinosa ma che viene confermata, seppur con qualche precisazione, dal dottor Rosario Fico dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana, responsabile della sezione di Grosseto. «I cani hanno un istinto predatorio - spiega Fico - perché discendono dal lupo. Ad attaccare le greggi non sono cani inselvatichiti o influenzati da loro. I cani inselvatichiti in Italia neppure esistono, ma ci sono semmai cani vaganti. Nei casi di attacchi al bestiame si tratta semplicemente o di cani vaganti, o di cani padronali che cacciano non per nutrirsi ma per stimolo fortissimo all'inseguimento della preda». Lo stesso istinto che conoscono bene i postini e gli amanti del jogging, perennemente rincorsi da generazioni di cani iracondi. «Le potenziali prede - prosegue Fico - fuggono per cercare di scampare all'attacco ma la fuga incita ulteriormente il cane che è ancora più spinto ad aggredire». Quello degli attacchi al bestiame è un problema che attanaglia gli allevatori maremmani da sempre e sono decine, ogni anno, i casi che mettono in ginocchio le aziende. Una settimana fa l'assessore comunale all'agricoltura di Roccalbegna Antonio Soro ha lanciato la proposta choc di permettere ai pastori di sparare ai lupi e ai cani inselvatichiti. La richiesta indignò molti, a partire dagli animalisti. Purtroppo nel frattempo qualcuno, invece di imbracciare il fucile, ha deciso di armarsi di veleno e ha colpito gli stessi animali deputati alla cura del gregge.
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