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Vendita della biblioteca arrivano le condanne per ex sindaco e giunta
Fra.Go.
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CAPALBIO. Tutti condannati. Sindaco, assessori e il tecnico del Comune. La Corte dei conti si è pronunciata sulla vicenda della vendita della biblioteca comunale alla banca della Costa d'Argento. Il presidente Francesco Pezzella con i consiglieri Carlo Greco e Leonardo Venturini hanno scritto la parola fine di questa vicenda. L'ex sindaco Lucia Biagi e Giancarlo Pedreschi, responsabile dell'ufficio Lavori pubblici, dovranno pagare al Comune 10.255, 50 euro a testa. Mentre gli assessori, tra i quali anche l'attuale sindaco Bellumori, sono stati condannati al pagamento di 3mila 418,50 euro a testa. Una sentenza che arriva dopo anni di polemiche e dopo l'intervento dell'agenzia del territorio. Il presunto danno erariale stimato dalla procura generale era infatti di 218 mila euro, cifra pari all'ammontare dei miglioramenti edilizi e strutturali che erano stato realizzati dalla Banca di credito cooperativo di Capalbio, già affittuaria (dall'aprile 2004) e poi proprietaria dell'ex biblioteca. La perizia di stima effettuata dall'ufficio tecnico comunale ai fini della vendita (che risale al dicembre 2005 quando era sindaco Lucia Biagi) era di 770mila euro, poi diventati 775mila in sede di contratto di vendita, perfezionata solo nel dicembre 2006. Da questa cifra l'amministrazione Biagi aveva detratto appunto i 218mila euro di lavori che la banca si era accollata. Somma che, secondo le ipotesi della procura contabile, avrebbe dovuto invece essere a carico completo dell'istituto di credito senza alcun diritto di rivalsa. A muovere i magistrati era stato un esposto firmato da un cittadino capalbiese e nel marzo del 2008 ai membri della giunta (allora era vicesindaco Luigi Bellumori) era stato notificato un invito a dedurre firmato dalla Corte dei conti di Firenze. Gli amministratori si erano rivolti all'avvocato Nicola Tamburro, ma la procura ha insistito nel chiedere la condanna dell'amministrazione. Che aveva sì fatto una delibera di sospensione, ma che, agli occhi dei giudici, non ha avuto alcun effetto. Nei giorni scorsi, la tegola: tutti condannati a risarcire il Comune.
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