Il Tirreno

Grosseto

Tagli ai costi per 2,5 milioni di euro

Guido Fiorini
<b>EX MABRO.</b> L&#146;assemblea delle lavoratrici e un momento della produzione nel capannone di via Senese
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EX MABRO. L’assemblea delle lavoratrici e un momento della produzione nel capannone di via Senese

Ecco il piano industriale. Invitti: «L'azienda deve essere sana e governabile»

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 GROSSETO. «Siamo pronti a investire in questa azienda. E quindi a portarla a una nuova vita. Ma prima voglio vederla sana e, aggiungo, governabile»: Aldo Invitti, nuovo amministratore delegato dell'ex Mabro ed anche ex Movies, ormai Royal Tuscany Fashion Group, parla chiaro.  Il piano industriale è pronto. Ieri è stato approvato all'unanimità dal consiglio di amministrazione, oggi sarà presentato ai sindacati. Ed è un piano industriale pieno di sacrifici: la condizione fondamentale è il risparmio sui costi, in particolare quello per il personale, che adesso si attesta su 6,6 milioni di euro, dovrà essere tagliato di 2,5 milioni su base annua. Più di un terzo, in sostanza. E quando i tagli saranno a regime è pronta una ricapitalizzazione di due milioni di euro.  Ammortizzatori. Il taglio, però, sarà raggiunto con una serie di ammortizzatori sociali e senza far ricorso alla mobilità. Ci saranno cassa integrazione a zero ore e a sei ore, ci sarà ricorso al fondo di solidarietà.  «I conti li abbiamo messi sul tavolo. Non c'è un "piano B" - spiega ancora Invitti -. L'alternativa è chiudere. Deve essere chiaro che io sono venuto qui con puro spirito imprenditoriale e non certo per arricchirmi, sono il primo a voler far ripartire questa azienda. Penso che già nella seconda metà del 2011, se le cose andranno come spero, inizieremo a vedere i primi risultati».  Tempi stretti. Già stamani, a Grosseto, il piano sarà illustrato nei dettagli ai sindacati. Ma i tempi sono molto stretti. L'azienda ha bisogno di ripartire e, soprattutto, di rifare cassa. «Nel piano industriale ci sono alcuni margini per trattare, ma non si può andare oltre certi numeri. Ci aspettiamo che tutti remino nella stessa barca. Insomma, l'azienda deve essere non solo sana, ma anche governabile. Qualche giorno fa, per una manifestazione di protesta all'esterno, per poco salta l'accordo con gli emissari di Louis Vuitton venuti a Grosseto. Non ce lo possiamo permettere, camminiamo tutti su un filo molto sottile. Per cui i tempi per riflettere ci saranno, ma entro poche settimane dobbiamo riprendere a produrre e ripartire con l'azienda più snella». Invitti non lo dice, ma il "time limit" è la fine di ottobre.  Due condizioni. Insomma, per il Cda è fondamentale che il taglio ai costi sia effettuato in tempi brevi. Ma non solo. Servirà anche un sostegno da parte di Fiditoscana e dalla Regione. E poi ci sarà da gestire il problema del Tfr, che i dipendenti hanno maturato in larghissima parte con la vecchia gestione e che certo non può accollarsi Royal Tuscany, perché il castello crollerebbe. «Abbiamo fatto un progetto "con i piedi per terra". Il vecchio piano industriale aveva previsto 15 milioni di fatturato nel 2010, 18 nel 2011, 23 nel 2012. Con certi numeri "da sogno" tutto sembra facile. In realtà quest'anno faremo fatica a chiudere a 12. Abbiamo i magazzini pieni, perché per alcuni mesi abbiamo prodotto senza vendere, poi abbiamo dovuto fermarci perché non c'erano i soldi per saldare i fornitori. Insomma, abbiamo un vuoto di cassa preoccupante, rischiamo di entrare in un vortice che, se non interrotto, porterà l'azienda alla morte. Ecco che, per pagare gli stipendi, organizzeremo in tempi brevissimi una liquidazione del magazzino. E ci aspettiamo una risposta importante dal territorio».  La ricapitalizzazione. Quando i tagli saranno a regime, i tre soci (Aldo Invitti, Antonio Di Pietrantonio e Fiditoscana) sono pronti a mettere nel capitale altri due milioni di euro. «Vogliamo investirci, sia chiaro. Ma perché abbia senso farlo, l'azienda deve tornare ad essere sana. E avere ritmi produttivi come dico io. Non abbiamo crisi di prodotto, ma di vendita e di rete. Facciamo dei vestiti bellissimi, che però facciamo fatica a vendere per una serie di problemi che stiamo pian piano risolvendo. Ed è chiaro che nella riduzione dei costi del personale non andremo a tagliare le migliori professionalità e competenze che abbiamo. Sarebbe un suicidio. E lo stesso sarebbe dire "no" a questo piano industriale».

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