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Grosseto

Pistole rubate, nuovo ricorso

<b>COMANDO.</b> Della Polizia Municipale di Follonica da cui sparirono le pistole
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COMANDO. Della Polizia Municipale di Follonica da cui sparirono le pistole

Il difensore della vigilessa e del suo fidanzato va in Cassazione

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 FOLLONICA. Ci sarà un'appendice in Cassazione per Cheti Chelini, 35 anni, follonichese e il suo fidanzato Vincenzo Petrazzuolo, 24 anni, di Torre del Greco e abitante a Riotorto, imputati per la vicenda delle sette pistole rubate al comando della polizia municipale (marzo 2007). Ieri il loro difensore, l'avvocato Carlo Valle, ha depositato il ricorso contro la condanna di secondo grado, che pure aveva diminuito la pena inflitta in primo grado nel maggio dell'anno scorso dal giudice Armando Mammone: questi li aveva riconosciuti colpevoli infliggendo alla ex vigilessa 5 anni e 8 mesi e al giovane 8 anni (entrambi con i benefici dello sconto di un terzo previsto dal rito abbreviato). Secondo Mammone, quelle pistole erano state rubate per essere destinate alla camorra.  La Corte di appello di Firenze, alcuni mesi fa, aveva riformato la condanna: 5 anni per Chelini e 6 per Petrazzuolo. «Ricorro in Cassazione - spiega l'avvocato Valle - perché la pena inflitta non è stata commisurata al fatto che Petrazzuolo è reo confesso». Insomma, una circostanza che meriterebbe un'ulteriore attenuazione della pena. Secondo il legale, inoltre, ai due sarebbe stato contestato erroneamente la detenzione illegale delle armi in aggiunta al porto quando la prima contestazione sarebbe stata assorbita dalla prima. E anche questo motivo potrebbe avere conseguenze sul "conto" finale. È verosimile che la sentenza della Cassazione possa giungere entro l'estate. Intanto, i due sono agli arresti domiciliari.  È in carcere invece un terzo imputato, Francesco Amura, 31 anni, che nel giugno 2009 aveva patteggiato 4 anni. Le ordinanze di custodia cautelare (che aveva coinvolto anche Ciro D'Avino più Carmelo Frasca Caccia rimasto latitante) erano state eseguite nel settembre 2008.  Per Cheti Chelini, nel frattempo, è arrivata un'altra sentenza. Stavolta per il reato di calunnia. Di mezzo c'è sempre Petrazzuolo. Secondo l'imputazione, Chelini avrebbe denunciato falsamente ai carabinieri di Follonica - nel dicembre 2007 - di aver smarrito un assegno, in data e luogo sconosciuti. Tale assegno invece sarebbe stato da lei consegnato al padre del fidanzato perché lo desse in pagamento di alcuni mobili da lui acquistati nelle Marche. Così quanto la titolare del mobilificio era andato a incassarlo, per lei stava per scattare un processo per ricettazione. All'udienza preliminare con il dottor Mezzaluna, l'ex vigilessa ha patteggiato 11 mesi di reclusione: ma il giudice ha sostituito la pena con 22 mesi di libetà controllata.

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