Il dolore
«Morte di Giacomo, nessuna colpa»
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OSPEDALE Il plesso del Misericordia Ecco perché il ginecologo Alvino è stato assolto dal giudice
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GROSSETO. «Ritiene questo giudice che le osservazioni svolte dal professor Arduini consulente della difesa siano idonee a far sorgere dei dubbi significativi in merito alla sussistenza del nesso causale tra l'evento e la condotta doverosa, in particolare alla luce del fatto che il neonato presentava colorito roseo e che il liquido amniotico era limpido anche dopo il taglio cesareo». È anche per questi motivi, adesso depositati, che il giudice Marco Bilisari ha assolto (il fatto non sussiste - come da richiesta del difensore Luciano Giorgi) nel giugno scorso il ginecologo Vincenzo Alvino dall'accusa di omicidio colposo per la morte del piccolo Giacomo, avvenuta il 21 agosto 2004: secondo l'imputazione, il medico, quella notte in servizio al Misericordia, doveva rispondere del ritardo con il quale era stato deciso il cesareo e della morte del bimbo, estratto in vita e morto circa un'ora dopo per ipossemia fetale. «La morte - prosegue il giudice - potrebbe non essere quindi legata al ritardo con cui fu eseguito l'intervento e potrebbe essere stata provata da cause diverse rimaste sconosciute». Il giudice aggiunge che non solo il professor Domenico Arduini è autore di un testo citato dai consulenti del pm Marchionni e Fambrini, a dimostrazione dell'autorevolezza dell'esperto di tracciati, ma gli stessi «concludono la loro relazione sostenendo che non è possibile affermare, olte ogni ragionevole dubbio, che il ritardo nell'effettuazione del taglio cesareo sia stata la causa determinante del decesso fetale». È stato un processo imperniato tutto sui dati clinici e su una concatenazione logica, naturalmente, ma anche e soprattutto «su ipotesi - come scrive il giudice - dando luogo a una causalità normativa, basata su un giudizio controfattuale, alla quale si fa ricorso per ricostruire una sequenza che non potrà mai avere una verifica fenomenica». E non può dirsi provato che il ritardo del cesareo abbia comportato la morte di Giacomo. A proposito delle presunte anomalie del tracciato cardioocografico, altro elemento portato dall'accusa (il pm Pizza aveva sollecitato 6 mesi), il giudice rileva che «tutti gli esperti sentiti hanno evidenziato che, salvo casi eccezionali, è impossibile affermare con certezza la gravità della situazione di ossigenazione fetale dalla frequenza cardiaca fetale». Il giudice ha anche dichiarato il non doversi procedere per estinzione per remissione della querela in relazione al reato di lesioni colpose (l'asportazione dell'utero della madre), dopo che la famiglia Galluzzi aveva raggiunto una transazione con le parti: ne erano imputati oltre ad Alvino anche Giuseppe Mazzullo e Sergio Dell'Acqua.
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