Toscana
L'ultimo attacco degli scissionisti: «Un agente colluso»
Federico Lazzotti
La comunità musulmana oggi al voto tra sospetti, intrighi e polemiche. Non bastavano le guerre interne sulla validità delle elezioni per il leader che guiderà una nuova associazione
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GROSSETO. La comunità musulmana oggi al voto tra sospetti, intrighi e polemiche. Non bastavano le guerre interne sulla validità delle elezioni per il leader che guiderà una nuova associazione. Da ieri il livello di allarme in questura e prefettura è salito di un gradino e non solo per l’ordine pubblico. Infatti, alcuni membri della comunità che appartengono alla corrente scissionista che ha convocato la consultazione accusano l’attuale leader della comunità Mohamed Rhallab, in carica da dodici anni, di millantare «amicizie e protezioni» con un agente della polizia.
Dichiarazioni che hanno costretto il questore ad aprire un’indagine interna per verificarne l’attendibilità. È in questo clima dalle 9 di stamattina si dovrebbero aprire le urne del centro islamico di via Irlanda. Il condizionale è d’obbligo. Infatti, il locale scelto per ospitare le consultazioni risulta intestato alla “Comunità culturale grossetana”, quella che fa capo a Rhallab. Ieri il favorito alla vittoria tra i quattro candidati, Anouar Khassim, 37 anni tunisino, ha spiegato come il progetto degli scissionisti non sia quello di prendere il comando della vecchia associazione, bensì quello di crearne un’altra ex nova.
Possibile allora che il voto si svolga nella casa dei rivali? Anche perché lo stesso Rhallab nei giorni scorsi era stato chiaro: «Queste elezioni non sono regolari vanno contro ogni regola. Il presidente sono io e sono sicuro che non ci sarà nessuna votazione ». Al centro della divisione tra i due schieramenti la costruzione della moschea. Rhallab nei mesi scorsi aveva intavolato una trattativa, tutt’ora in piedi, per l’acquisto da parte della comunità dell’ex cinema Marraccini per costruirci la nuova casa di Allah.
Alle sue spalle una società straniera con fondi provenienti da nazioni arabe pronta a sborsare oltre tre milioni di euro per pagare i debiti della vecchia gestione e l’acquisto dell’immobile. Una compravendita che ha alimentato una polemica tale in città da far muovere i poteri politici ed economici per cercare di impedirne la buona riuscita. È in questo clima che — spiegano persone all’interno della comunità islamica — ha preso forza il partito del dissenso che non perdona a Rhallab di non essere riuscito a dare in dodici anni una casa ai musulmani.
Ecco perché in questi mesi, con l’arrivo del nuovo imam, che appoggia le elezioni, una parte della comunità prova a proporre nuovi interlocutori alla società civile per ottenere una moschea. La corrente scissionista, per l’appunto, formata per lo più da giovani tra i trenta e quarant’anni di origini marocchine e tunisine, ha già fatto sapere che il primo passo del futuro leader della nuova associazione sarà quello di «abbandonare il progetto di costruire la moschea in centro e chiedere al sindaco di mettere a disposizione dei musulmani un capannone in periferia, magari dotato di parcheggio».
Dichiarazioni che hanno costretto il questore ad aprire un’indagine interna per verificarne l’attendibilità. È in questo clima dalle 9 di stamattina si dovrebbero aprire le urne del centro islamico di via Irlanda. Il condizionale è d’obbligo. Infatti, il locale scelto per ospitare le consultazioni risulta intestato alla “Comunità culturale grossetana”, quella che fa capo a Rhallab. Ieri il favorito alla vittoria tra i quattro candidati, Anouar Khassim, 37 anni tunisino, ha spiegato come il progetto degli scissionisti non sia quello di prendere il comando della vecchia associazione, bensì quello di crearne un’altra ex nova.
Possibile allora che il voto si svolga nella casa dei rivali? Anche perché lo stesso Rhallab nei giorni scorsi era stato chiaro: «Queste elezioni non sono regolari vanno contro ogni regola. Il presidente sono io e sono sicuro che non ci sarà nessuna votazione ». Al centro della divisione tra i due schieramenti la costruzione della moschea. Rhallab nei mesi scorsi aveva intavolato una trattativa, tutt’ora in piedi, per l’acquisto da parte della comunità dell’ex cinema Marraccini per costruirci la nuova casa di Allah.
Alle sue spalle una società straniera con fondi provenienti da nazioni arabe pronta a sborsare oltre tre milioni di euro per pagare i debiti della vecchia gestione e l’acquisto dell’immobile. Una compravendita che ha alimentato una polemica tale in città da far muovere i poteri politici ed economici per cercare di impedirne la buona riuscita. È in questo clima che — spiegano persone all’interno della comunità islamica — ha preso forza il partito del dissenso che non perdona a Rhallab di non essere riuscito a dare in dodici anni una casa ai musulmani.
Ecco perché in questi mesi, con l’arrivo del nuovo imam, che appoggia le elezioni, una parte della comunità prova a proporre nuovi interlocutori alla società civile per ottenere una moschea. La corrente scissionista, per l’appunto, formata per lo più da giovani tra i trenta e quarant’anni di origini marocchine e tunisine, ha già fatto sapere che il primo passo del futuro leader della nuova associazione sarà quello di «abbandonare il progetto di costruire la moschea in centro e chiedere al sindaco di mettere a disposizione dei musulmani un capannone in periferia, magari dotato di parcheggio».
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