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SEGGIANO
L'azionariato diffuso fa flop
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SEGGIANO. Quelle del paese di Seggiano si dovrebbero chiamare "Terme di Tre Fonti", e hanno alle spalle una storia, o meglio, un flop curioso. Erano state pensate, infatti, per essere alla portata di tutti i seggianesi che, così facendo, avrebbero potuto diventare azionisti della futura società termale. Infatti, quando lo scorso gennaio l'amministrazione comunale invitò la popolazione e gli imprenditori in una pubblica assemblea, la soluzione prospettata per il raggiungimento dell'obiettivo termale fu la creazione di una struttura che avesse la capacità sostanziale di mantenere, in capo ai residenti del luogo, i diritti derivanti dalla presenza stessa delle acque termali sul loro territorio. Bella idea, peccato che è naufragata ben presto. «L'idea di base - spiega l'ingegner Simone Savelli -, era quella di lavorare sul modello di una small public company, ovverosia di puntare a far nascere una società basata sull'azionariato diffuso, ove tutti si rendessero partecipi di un pezzetto dell'impresa. Soglia minima d'investimento 5.000 euro con un massimo di 20.000 euro a testa». «L'ideale - continua - sarebbe stato che ogni famiglia di Pescina e, meglio ancora, ogni famiglia dell'intero territorio comunale, si facesse carico di almeno una quota della società. Solo così la ricchezza termale sarebbe potuta rimanere nelle mani di tutti e non essere appannaggio di pochi». Ma le cose non sono andate come l'amministrazione comunale auspicava. «Ci sono state adesioni - spiega ancora l'ingegner Savelli -, ma non sono state sufficienti per dare avvio all'operazione. La sottoscrizione popolare, insomma, non è andata in porto. Nel frattempo, però, si sono fatti avanti due soggetti che hanno manifestato interesse per l'iniziativa. Ora aspettiamo dunque che l'interesse si trasformi in impegno concreto. Quel centro benessere e termale "s'ha da fare" - conclude - e resta un obiettivo dell'amministrazione comunale di Seggiano». F. B.
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