Il Tirreno

Grosseto

Giallo sul voto per il leader islamico

Federico Lazzotti
<b>MOSCHEA </b>Divide la citt&agrave; e il popolo islamico
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MOSCHEA Divide la città e il popolo islamico

Lo statuto non prevede l'elezione diretta. Questura: allarme ordine pubblico

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 GROSSETO. Politica, economia e religione. Tre poteri, faide interne e il giallo sullo statuto della comunità islamica grossetana. Basta aggiungere la trattativa di compravendita dell'ex cinema Marraccini per farne una moschea e il caos è servito. Con l'annuncio, in extremis, degli scissionisti di formare una nuova associazione in nome di Allah.  C'è più di un'ombra che si addensa sulle consultazioni per l'elezione del presidente della comunità musulmana in programma per domani. Tensioni che da un lato hanno già messo in allarme la Questura «per eventuali problemi di ordine pubblico». E dall'altro, in ogni caso, cambieranno la faccia futura della città.  Il primo a mettere in discussione la validità della convocazione alle urne è stato l'attuale presidente dell'associazione che rappresenta i musulmani sul territorio Mohamed Rhallab. «Questa elezione - ha spiegato - va contro ogni regola. Il presidente sono io e sono sicuro che non ci sarà nessuna votazione». Ecco perché non si è nemmeno voluto candidare. Eppure - fanno sapere i quattro in lizza per la sua successione - sono già pronte seicento schede elettorali per scegliere il nuovo presidente. «Domani dalle 9 alle 22 in via Irlanda voteranno uomini e donne con più di 18 anni che presentino la carta d'identità».  Un meccanismo, quello dell'elezione diretta del leader, che leggendo lo statuto della "Comunità Culturale grossetana", questo il nome dell'associazione registrata il 24 febbraio del 2000, non sarebbe corretto. Recita lo statuto dall'articolo 8 al 15. «È l'assemblea generale, composta da tutti i soci che siano in regola con il pagamento della quota annuale a votare per eleggere il consiglio direttivo, composto da un numero di persone non inferiore a cinque». All'interno di questo strumento di governo vengono poi «nominati il presidente, i vice, un segretario generale e un tesoriere». Dunque non si parla «di elezione diretta del leader». Vero è che nel documento viene specificato che il direttivo deve restare in carica tre anni, mentre quello attuale è al governo da dodici, due anni prima della registrazione in tribunale.  Così l'ultimo atto della guerra santa grossetana arriva a tarda sera con l'annucio della nascita, dopo le elezioni, di una nuova associazione culturale islamica. Un modo forse, per aggirare lo statuto e garantire un seguito al voto di domani.  Il percorso di logoramento all'interno della comunità islamica ha una data d'inizio e risale ai giorni di Natale dell'anno scorso quando il presidente e portavoce, Mohamed Rhallab, effettua una proposta d'acquisto per l'ex cinema Marraccini per costruire, all'interno di quelle sale, una moschea. Passa oltre un mese prima che la notizia diventi pubblica e scoppi la bufera. Dietro al presidente della comunità grossetana ci sarebbe una società straniera disposta a sborsare tre milioni di euro per dare una casa ad Allah. «Pagano tutte le spese - spiegano fonti interne - basta che l'opinione pubblica sia favorevole». Così, quando la città alza gli scudi contro la possibilità che una moschea nasca a due passi da Comune e Duomo, l'equilibrio si spezza e nascono le fratture: politiche, economiche e religiose.  Da una parte la maggioranza, con in testa il sindaco Emilio Bonifazi, cerca una via d'uscita fino a far intuire che in collaborazione con la Provincia potrebbe effettuare l'acquisto e fare dell'ex cinema un contenitore culturale. Dall'altra c'è la Banca della Maremma che sul Marraccini aveva messo gli occhi in tempi non sospetti per farne la sua sede, ma l'acquisto naufragò lasciando strascichi giudiziari non ancora conclusi.  «Con il potere politico ed economico contro - raccontano gli uomini di Rhallab - nella comunità ha preso forza la corrente tunisino-marocchina che rimprovera al suo presidente di non aver dato una moschea al popolo di Allah. In mezzo alla bufera anche il cambio della guida spirituale e l'arrivo del nuovo imam.  È su queste basi che si arriva all'assemblea di martedì scorso al termine della quale una frangia della comunità decide di andare, con duecento firme in mano, ad elezioni anticipate. La prima dichiarazione dei candidati è sulla trattativa per l'acquisto del Marraccini che sembra un messaggio a politica ed economia: «Non vogliamo privare i grossetani di un luogo a loro caro. A noi basta un capannone fuori città». La città in ogni caso cambierà volto e probabilmente avrà una moschea. Prima però c'è da cancellare le ombre.

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