Sicurezza
Alloggi assegnati, via alle verifiche
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PORTO SANTO STEFANO. Nuove regole per lemergenza casa Nuovo regolamento per l'emergenza: no ai subaffitti
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ARGENTARIO. «Non vogliamo certo mettere nessuno in mezzo alla strada, ma far sì che quando si presenta una situazione improvvisa (sfratti o calamità naturali) quanti restano senza casa abbiano l'alloggio che gli spetta». In questo modo l'incaricato dal sindaco alle problematiche della casa, dottor Paolo Gallina Toschi, spiega la filosofia del Regolamento comunale per le emergenze abitative approvato a maggioranza nell'ultima seduta del consiglio comunale. Nove punti che individuano le situazioni a rischio ed il modus operandi da attuare quando queste si verificano. Innanzitutto per emergenze abitative si intendono sfratti, ordinanze di sgombero («ne abbiamo in media 5/6 l'anno» informa Toschi), che rendano gli inquilini incapaci di trovarsi da soli una sistemazione alternativa. Per far fronte a questi imprevisti, il Comune ha alcuni alloggi di riserva, alloggi di proprietà comunale che gestisce direttamente come quelli di via del Giardino e le cosiddette «casette minime» di via del Campone che potranno essere assegnate a seguito del parere dell'apposita commissione presieduta dal dirigente del settore e composta dall'assistente sociale comunale e dal responsabile dell'ufficio casa. Il periodo di emergenza potrà protrarsi per un massimo di due anni, prorogabili eccezionalmente per un ulteriore anno. Per le situazioni già in essere, la cui durata superi i quattro anni, si potrà concedere eccezionalmente un ulteriore anno. Ovviamente, rientrano in queste assegnazioni i nuclei familiari aventi diritto in base alla situazione economica ed allo stato (ad esempio, disabilità) dei richiedenti. A decorrere dal settimo mese dalla proroga, il canone di locazione subirà un aggiornamento che lo porterà vicino alle cifre del libero mercato. Dunque, tutto semplice? Non tanto, perché il Comune si trova a dover fare i conti con situazioni ambigue o quantomeno non più legittimate. «Dobbiamo fare una ricognizione generale - spiega ancora Toschi - dato che siamo in presenza di alloggi assegnati anni addietro e non più riconsegnati al Comune. Pertanto abbiamo in previsione una serie di colloqui con coloro che presentano questi problemi per fargli lasciare entro due anni l'immobile che non gli spetta più». Dunque, basta con i «subaffitti» a figli e parenti vari ma alloggi dati a chi ne ha effettivamente bisogno. Cosa che non risolverà dal tutto il problema- casa all'Argentario ma porterà la situazione su un piano di maggiore coerenza.
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