Il Tirreno

Grosseto

Nuove chiese e moschee La città che prega sta per cambiare volto

Francesca Ferri
<b>SINDACO E ASSESSORE </b>Emilio Bonifazi e Moreno Canuti
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SINDACO E ASSESSORE Emilio Bonifazi e Moreno Canuti

Il regolamento urbanistico ha individuato quattro zone Casalone, Casalecci, via Marocco e via Lago di Varano

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 GROSSETO. Che vi siano tappeti orientati verso la Mecca o panche e inginocchiatoi rivolti verso un crocifisso, i luoghi di culto a Grosseto stanno per andare incontro una rivoluzione che, nel giro di qualche mese, cambierà il volto della città e le abitudini di tanti grossetani. Sono almeno quattro le comunità religiose, di fedi diverse, che si preparano a traslocare in nuove sedi. O perlomeno ci sperano.  Il via arriverà con il nuovo regolamento urbanistico che, dopo una lunga gestazione, il Comune approverà a breve. «Il regolamento - spiega il sindaco Emilio Bonifazi - è uno strumento di pianificazione che stabilisce cosa, come e dove si costruirà nel territorio comunale e individua, tra l'altro, anche i terreni dove si potranno edificare luoghi di culto. Non solo chiese cattoliche, ma di qualsiasi confessione, dunque anche moschee, chiese protestanti, chiese ortodosse e altre».  Dove? Al Casalone e a Casalecci, già previsti nel vecchio piano regolatore, si aggiungono le zone di via Marocco, in particolare nella zona intorno alla caserma dei vigili del fuoco e alla nuova questura, e via Lago di Varano, individuate dal nuovo regolamento.  «Una volta adottato il regolamento - spiega l'assessore all'urbanistica Moreno Canuti - si farà un bando a cui potranno partecipare tutte le comunità religiose in cerca di luoghi di culto per i propri fedeli». In sostanza, ci sarà da accaparrarsi i terreni per costruirci sopra i nuovi edifici dove pregare ciascuno il proprio dio. Sui tempi, l'assessore conferma che «il regolamento urbanistico sarà adottato prima della fine del mandato», dunque entro l'estate.  «Una cosa però deve essere chiara - spiega Bonifazi - e cioè che il Comune non darà nulla gratuitamente, come in passato qualcuno della comunità islamica ha preteso si facesse, peraltro senza riuscire a ottenere quanto richiesto. Non abbiamo mai dato alcunché gratis a nessuna confessione e non lo faremo in futuro».  In attesa di costruirsela, chi nel frattempo non ha una "casa" vera e propria si rifugia in capannoni e saloni sparsi per la città che difficilmente passano l'esame di "area di culto". Ci si arrangia, in questi casi, sbianchettando la parola "chiesa" o "moschea" e sostituendola con "ritrovo di preghiera" o "centro culturale". Anche se, poi, lo scopo del locale rimane comunque quello di ospitare un rito religioso.

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