Sicurezza
Notule contestate: non cè accordo fra Capalbio e Nicola Tamburro, si va dal giudice
Il Comune cita il suo ex avvocato
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CAPALBIO Lingresso del municipio La giunta sceglie le vie legali: troppi 354mila euro da pagare
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CAPALBIO. Alla fine è stato il Comune di Capalbio a portare in tribunale il proprio (ex) avvocato. La citazione è in corso di notifica. Per tutta l'estate la querelle per le spese legali addebitate dall'avvocato Nicola Tamburro, per alcuni anni legale del Comune di capalbio cui l'ex sindaco Lucia Biagi aveva demandato la difesa dell'Ente in quasi cento cause, ha tenuto banco sulle pagine del Tirreno, con una serie di botta e risposta fra l'interessato, il sindaco Luigi Bellumori, la stessa Lucia Biagi. Una querelle anche dai toni accesi, con il sindaco Luigi Bellumori che, da una parte lamentava che a fronte dei conti ricevuti (ad oggi oltre 350 mila euro) la giunta guidata da Lucia Biagi non aveva effettuato impegni di spesa sufficienti a pagarne neanche una modesta percentuale e, dall'altra, l'avvocato Tamburro che minimizzava la portata delle proprie richieste e sottolineava comunque che erano interamente dovute. Venerdì scorso maggioranza e minoranza si sono incontrate per fare il punto in consiglio comunale. Prima della discussione, dal palazzo municipale hanno ammesso che le notule - pur mancandone all'appello ancora una sessantina - ammontavano a 354.000 euro. Poi lo scontro tra Lucia Biagi, che ha rifiutato la "maternità" del nutrito contenzioso e ha chiesto, peraltro invano, di poter fare alcune "rivelazioni" a porte chiuse, e Luigi Bellumori, che si trova il bilancio prosciugato da spese legali ed è preoccupato di non poter dar corso alle spese programmate per manutenzioni e investimenti. «Il contenzioso - ha detto Bellumori in consiglio - riduce in una certa misura la capacità dell'ente di dare risposte adeguate nei servizi, alla scuola, nelle manutenzioni e in un momento di crisi per la finanza pubblica, non è certo un bene. Naturalmente è stato tutto dibattuto in consiglio comunale e si trova verbalizzato agli atti. Per il futuro costituiremo un albo con una sezione per ogni specializzazione, dove inseriremo i singoli professionisti che faranno domanda sulla base dei requisiti e della loro specializzazione. E a una condizione: per il Comune si lavora ai minimi di tariffa o niente, con contratti da firmare prima di assumere gli incarichi. Prassi questa che abbiamo già avviato con l'atto di indirizzo contenuto nella delibera di giunta n. 136 del luglio scorso». Ma le opinioni e le buone intenzioni hanno dovuto lasciare lo spazio ai fatti: la differenza tra preventivi e notule ha impedito agli uffici di pagare, e la parola passa così al giudice, tanto che la giunta ha dovuto rilevare - si legge nella delibera della giunta - come la richiesta dell'avvocato "non trova copertura nel bilancio dell'Ente laddove sono state accantonate somme per le spese legali solo originariamente preventivate in assenza di successive motivate richieste, di adeguamento del compenso, avanzate dall'avvocato Tamburro in corso di causa sulle base dell'attività che lo stesso avrebbe svolto sulle posizioni affidategli". Pertanto gli amministratori capalbiesi sono stati costretti a rivolgersi a un altro avvocato che, tentato invano una conciliazione con il collega, che non ne ha voluto sapere, ha avuto mandato di "promuovere una causa civile diretta ad ottenere una sentenza che stabilisca, ai sensi dell'articolo 2233 codice civile, la corretta misura e l'effettiva debenza dei compensi eventualmente dovuti all'avvocato Nicola Tamburro per le prestazioni professionali dallo stesso svolte in favore dell'Ente". La parola, ora, è al tribunale; al Comune invece, resta il compiti di trovare i (pochi o tanti) denari che è costato il contenzioso che ha infiammato il territorio dal 2005 al 2009. (g.f.-c.b.)
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